Siamo lieti di annunciare che i romanzi di Gaja Cenciarelli, Fabio Macaluso e Lorenzo Pavolini sono stati proposti per l'ottantesima edizione del Premio Strega.

Di seguito un estratto delle motivazioni degli Amici della Domenica.

«Gaja Cenciarelli nei suoi libri si è sempre concentrata sugli ultimi. I rivoluzionari, nonostante la crudeltà e la ferocia dei regimi (di qualsiasi tipo) sono inesauribili. Pensi che siano finiti, che sia impossibile che nasca un altro rivoluzionario, e invece no, ne spunta uno. Ne spunta una, la maestra di questa storia.
“Il rivoluzionario e la maestra” racconta, da un lato, le vicende storiche di Adolfo Wasem e Sonia Mosquera, tupamaros, interrati e tenuti vivi sottoterra insieme ad altre centinaia di rivoluzionari, tra cui Pepe Mujica, e dall’altra la maestra, cioè una rappresentante della più diffusa e bistrattata classe di intellettuali del nostro paese, cioè maestri e professori.
La maestra, che nei suoi traslochi scende nel purgatorio della precarietà, dell’insicurezza economica ed emotiva e perde i sogni insieme al potere d’acquisto, trova, a un certo punto, un libro che racconta la storia di Adolfo e Sonia e capisce che è sempre possibile fare la rivoluzione nella propria vita, soprattutto nei momenti più drammatici che sembrano senza scampo.» - Serena Dandini su “Il rivoluzionario e la maestra” di Gaja Cenciarelli

«“Volevo un tè al limone” è un viaggio privo di retorica e di vittimismo dentro una condizione mentale che se da un lato può talvolta regalare apici di genialità e di creatività, dall’altra trascina le sue vittime nella disperazione più profonda e non di rado nel suicidio. Il racconto di Macaluso è quello di un sopravvissuto, scritto da una penna colta, dotata del dono dell’ironia, una mente fina che ha riflettuto sulla propria vicenda e ne lascia una testimonianza letteraria mai banale, a tratti destabilizzante e sempre profondamente umana.» - Daniele Rielli su “Volevo un tè al limone” di Fabio Macaluso

«È una storia bella quella di Giovanni Pantaleo, ci porta dentro l’entusiasmo, la giovinezza, gli ideali del Risorgimento, e Pavolini si lascia andare al respiro largo del racconto di un’epopea, con una gioia narrativa che non gli conoscevamo, e con quella attenzione alla lingua che invece è sempre stata una delle sue caratteristiche, la prova evidente della sua qualità di scrittore.
Che bel romanzo è “Mille”, che piacere leggerlo! La ricostruzione minuziosa della vita di un uomo che non cederà mai a compromessi, come il suo amatissimo Garibaldi: poco denaro, molta fatica, il senso di un’impresa non conclusa, ma insieme l’orgoglio di averne fatto parte, l’affermazione di valori cui anche i discendenti continueranno a fare riferimento.» - Giorgio van Straten su “Mille” di Lorenzo Pavolini

Card CenciarelliGaja


Volevo un tè al limone. La mia vita da bipolare


Mille