Hitchcock non è stato solo un grande regista e autore, ma anche colui che più di ogni altro ha ispirato i diversi approcci allo studio del cinema, dalla politique des auteurs degli anni cinquanta del Novecento alle prospettive psicoanalitiche e di gender iniziate negli anni settanta, alle interpretazioni filosofiche dell’immagine in movimento. Consapevole di come il cinema, attraverso peculiari scelte di messa in scena, possa attivare specifiche esperienze spettatoriali – come si legge in molti suoi interventi a partire dagli anni trenta –, ha trasformato lo “sguardo” nel tema centrale di tutta la sua produzione. Fedele al desiderio di intrattenere il pubblico attraverso shock emotivi che lo allontanassero dal comfort inattivo cui la civiltà ci ha costretti, ha fatto della sperimentazione l’altro caposaldo della sua attività registica. Hitchcock è stato, semplicemente e per sempre, «l’ultimo dei classici e il primo dei moderni», come ha efficacemente sentenziato Gilles Deleuze.