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Frank Capra

Frank Capra

Il cinema americano tra sogno e incubo

pp. 272, 1° ed.
978-88-317-9793-1
Attraverso l'opera di uno degli autori più importanti, ma anche più discussi e contraddittori dell'universo filmico hollywoodiano, Frank Capra (1897-1991), il volume offre uno schema di indagine utile in generale per la rivisitazione di un regista, indica un metodo di analisi del film, del suo progetto estetico e del suo modo di produzione. È anche una proposta di controlettura di Capra, da tempo oggetto di revivals, di remakes e anche di feroci polemiche. Più che una "monografia" su Capra, si tratta dunque di una controanalisi dei suoi film, riletti da un lato alla luce della storia del cinema e della società americani dalla Depressione alla Guerra fredda, dall'altro in una prospettiva di analisi filologica e filmologica. Frank Capra è sempre stato identificato come un portatore di ideologie "populiste", demagogiche, paternalistiche e conservatrici: la retorica del "buon vicinato" e della "gente", l'ottimistica fiducia in una non meglio identificata Democrazia americana. La sua opera, invece, è molto più complessa di questa visione di superficie. Un'analisi più in profondità permette di trovare dei lati oscuri dell'universo poetico e ideologico del regista, e insieme del "sogno americano" che egli incarna. Il libro concentra l'analisi soprattutto sull'opera meno conosciuta di Capra, quella compresa tra il 1928 e il 1934 (tra la fine dell'epoca del muto e la Hollywood classica, tra l'inizio della Depressione e il New Deal), ma allarga poi la riflessione a tutta la sua filmografia, sino ai film più noti (come La vita è meravigliosa). In tutta la Commedia di Capra la costruzione di un apice drammatico e la risoluzione finale poco credibile o amarognola permettono di ragionare sul rapporto tra dramma e commedia e sulla fragilità del lieto fine. Da qui la formula dell'unhappy ending, il "non lieto fine".

Autore

insegna Istituzioni di regia cinematografica e televisiva all'Università Roma Tre. Su Capra ha già pubblicato un «Castoro Cinema», curato un volume insieme a Robert Sklar, scritto numerosi saggi e organizzato retrospettive. Per i tipi di Marsilio ha scritto o curato vari volumi sul cinema italiano (anni trenta, anni novanta-duemila, l'opera dei Taviani, di Scola, di Argento) e americano (studio system, modi di produzione, rapporti tra cinema e televisione). Come filmmaker ha realizzato tre lungometraggi usciti in sala, oltre a corti, documentari, specials sul cinema e reportages tv.