Quanto può essere rivoluzionario leggere un libro? Nella Polonia oppressa dalla Guerra fredda e dal vigile occhio sovietico, sfogliare 1984 di George Orwell non è solo un gesto di ribellione culturale, ma è punibile con la tortura e il carcere. Neppure un simile deterrente, tuttavia, impedì che nei paesi del Blocco orientale circolassero e venissero lette migliaia di opere censurate dal regime, grazie a una rete di case editrici e librai dissidenti supportati da un’operazione di intelligence statunitense nota come «operazione libri». Charlie English ricostruisce la storia di questa «offensiva del pensiero libero e onesto», volta ad abbattere l’isolamento dei paesi dell’Est Europa, e i cui documenti sono tuttora in gran parte secretati. Dalla metà degli anni cinquanta, la CIA finanziò l’invio clandestino di riviste e libri proibiti in URSS – tra cui Aleksandr Solženicyn, Hannah Arendt, Albert Camus, Virginia Woolf – ispirando i militanti dell’opposizione e aiutandoli a lottare per la democrazia e la libertà. Contrabbando, codici segreti e spionaggio sono solo alcuni elementi di un capitolo oscuro della storia contemporanea, che mostra come la forza delle idee riesca a piegare anche la violenza delle armi. E oggi, a distanza di decenni dalla fine della Guerra fredda, mentre la disinformazione minaccia la democrazia come mai prima e l’ombra della censura sta trasformando scuole e biblioteche in luoghi di scontro ideologico, le vicende portate alla luce da English ci ricordano che il ruolo della parola stampata può ancora essere cruciale: «Sono stati i libri a uscire vittoriosi dallo scontro. Il libro è una sorgente di libertà, di pensiero indipendente, di dignità umana… Ci hanno consentito di sopravvivere senza impazzire».