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Alla fine della storia

Alla fine della storia

traduzione di , , prefazione di

pp. 352, 1° ed.
9788829720248
All’inizio del Novecento, la bella Mirele Hurvitz vive in uno shtetl dell’Europa orientale. Anche se intorno a lei tutto sta cambiando, le sue giornate scorrono monotone: la vita di provincia, opprimente e restrittiva, è una costrizione intollerabile da cui sogna di fuggire, pensando di poter stare meglio altrove. E così si lascia corteggiare da uomini perdutamente innamorati, illudendosi che siano in grado di indicarle la strada e dare un senso alla sua esistenza. Ma agli occhi di Mirele aspirazioni e realtà non coincidono, e l’interruzione sistematica delle sue relazioni è inevitabile. Mentre la borghesia ebraico-russa attraversa un vertiginoso momento di passaggio, lei continua indifferente a interrogarsi su quando cominci “la vita vera”, incapace di trovare consolazione nel passato come pure di immaginare un futuro. È una donna in rivolta, intelligente e istruita, malinconica, sensibile, che si dibatte fra memoria e progresso.
Come scrive Daniela Mantovan nella postfazione, Mirele è una figura in bilico tra un mondo scomparso e uno ancora in divenire. E la sua instabilità, il suo essere fuori da schemi e modelli tradizionali, il suo rifiuto dei compromessi, il suo essere disposta a tutto, fanno di lei una protagonista dei nostri tempi.
Erede di una storia al tramonto, Mirele è – al pari di Madame Bovary e Anna Karenina – un’eroina incantevole, spigolosa, affascinante che ha segnato in modo indelebile la letteratura moderna.

Autore

nasce a Okhrimovo, in Ucraina, nel 1884.
Figlio della borghesia ebraico-russa, con Alla fine della storia, pubblicato nel 1913, firma uno dei grandi capolavori della letteratura di lingua yiddish. Nei primi anni Venti, si trasferisce a Berlino e nel 1934 si stabilisce a Mosca. Arrestato nel 1949, il 12 agosto 1952 – giorno del suo compleanno – viene fucilato dalla polizia stalinista in quella che passa alla storia come “la notte dei poeti assassinati”.