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Il cinema e l’oggetto perduto

Il cinema e l’oggetto perduto


pp. 280, 1° ed.
9788829717989
L’oggetto perduto, concetto arcano e inafferrabile – causa e non oggetto del desiderio –, è presente in ognuno di noi sotto il segno della pura mancanza, una mancanza inconscia e inconsapevole per “non si sa cosa”, ed è originato dal rapporto del lattante con il seno materno e con il sorgere del «primo mitico godimento», da sempre perduto e mai ritrovato.
Da Freud a Lacan, è l’oggetto centrale della teoria e della clinica psicoanalitica. Lucilla Albano ne ha qui percorso la raffigurazione in una ventina di film, in forme sempre originali e sorprendenti. In particolare, tale enigmatico concetto è evocato in queste opere per mezzo di grandi e a volte impossibili storie d’amore. L’oggetto perduto richiama a sé infiniti sostituti e quindi può essere rappresentato o suggerito mediante innumerevoli immagini e racconti, ispirando emozioni che commuovono spettatori e spettatrici, ma che non si è sempre in grado di definire o interpretare.
Tra le opere analizzate: All’Ovest niente di nuovo, Il ponte di Waterloo, Prigionieri del passato, Duello a Berlino, Il posto delle fragole, Hiroshima mon amour, L’anno scorso a Marienbad, Persona, La donna del tenente francese, Il filo nascosto, Dolor y Gloria.

Autore

, già professoressa di cinema presso il Dipartimento di Filosofia, comunicazione e spettacolo dell’Università Roma Tre, si è occupata di storia e teoria del cinema, di analisi testuale, e in particolare del rapporto tra cinema e psicoanalisi. Ha pubblicato vari libri e saggi, tra cui La caverna dei giganti, Ingmar Bergman. Fanny e Alexander, Il divano di Freud. Mahler, l’Uomo dei Lupi, Hilda Doolittle e altri e, con Roberta Ascarelli, il volume Lou Andreas-Salomé, la scrittura e il pensiero. Per Marsilio ha pubblicato Il secolo della regia (premio Filmcritica Umberto Barbaro), Lo schermo dei sogni (premio Filmcritica Umberto Barbaro e premio cuc- Limina) e ha curato la monografia su John Ford.