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Autobiografia di Alice B. Toklas

a cura di

pp, 224, 1° ed.
978-88-297-0900-7
Uscita per la prima volta nel 1933, l’Autobiografia di Alice B. Toklas è l’opera che ha procurato a Gertrude Stein quel successo di pubblico al quale aspirava da molti anni e che non era riuscita a raggiungere con nessuno dei suoi libri precedenti. L’ingegnoso escamotage di far parlare la compagna in sua vece le consente di scrivere una memoria della propria vita in terza persona, e così il libro contiene almeno due autobiografie intrecciate: la sua e quella di Alice Toklas, oltre a quelle dei numerosi artisti e scrittori che frequentarono il loro salotto in rue de Fleurus e ammirarono l’impressionante collezione di opere d’arte lì raccolte. Stein ci fornisce un ritratto vivacissimo della vita artistica parigina dei primi anni venti del secolo scorso. Con andamento aneddotico, e non di rado autocelebrativo, il suo racconto ci porta a conoscere i vizi, le manie, i gusti, le riflessioni i Picasso, Matisse, Braque, Apollinaire, Hemingway, svelando i risvolti più umani e quotidiani delle loro vite e delle loro carriere dall’inizio del Novecento allo spartiacque della prima guerra mondiale.

Autore

 nasce a Allegheny, in Pennsylvania nel 1874 e muore a Parigi nel 1946. Viaggia fin da piccola, vivendo, con la famiglia appartenente alla borghesia ebraica e cosmopolita, a Vienna e a Parigi per poi trasferirsi in California. Persi i genitori a diciotto anni, va a studiare presso gli zii a Baltimora. Frequenta la scuola di medicina senza portarla a termine. Nel 1903 insieme al fratello Leo e alla moglie si stabilisce a Parigi, dove inizia a collezionare i dipinti delle avanguardie e a raccogliere intorno a sé un cenacolo variopinto di artisti, scrittori e musicisti. Stringe una solida amicizia con Picasso e Matisse e comincia lei stessa a scrivere. Nel 1914 li raggiunge a Parigi il terzo fratello, Michael, anch’egli collezionista d’arte. Nel frattempo Gertrude Stein aveva iniziato a convivere con un’altra espatriata americana, Alice Toklas, che diventa sua fedele compagna sino alla morte. Stein, pur essendo una delle autrici meno lette sia in vita che dopo la morte, è una delle figure più influenti del Novecento: il suo salotto era ambito da chiunque frequentasse Parigi nel primo trentennio del secolo.