fbpx

Racconti da un paese che non c'è

a cura di

pp. 272, 1° ed.
978-88-297-0301-2
Il paese che non c’è è la Polonia: il Regno di Polonia tramutato in un anonimo “Territorio della Vistola”. Dopo il fallimento nel 1863 dell’ultima insurrezione antirussa del secolo, la Polonia è inglobata nell’immenso territorio che dalla Germania giunge al Mare Artico; l’amministrazione dello Stato è interdetta ai polacchi, la russificazione e la censura gravano su scuole, stampa ed editoria. A ciò si aggiunge il generale sconvolgimento socio-antropologico provocato dallo sviluppo tumultuoso del capitalismo: i nobili fondiari, ceto un tempo dominante, sono costretti a cercare lavoro in città così come i loro contadini; industria e commercio sono per lo più gestiti da tedeschi ed ebrei; nasce il proletariato e cresce il ruolo di banche e mercato finanziario. All’interno della cultura e della società di questo paese si staglia la figura di Bolesław Prus, visionario sui generis, i cui racconti e romanzi, oltre a offrire uno spaccato realistico - ma anche umoristico - delle contraddizioni socio-economiche, mostrano la complessa evoluzione psicologica e letteraria di uno dei più grandi scrittori polacchi.

Autore

, al secolo Aleksander Głowacki (Hrubieszów, 1847 - Varsavia, 1912), fra i maggiori prosatori polacchi, fu narratore e romanziere di fama internazionale, pubblicista e divulgatore di teorie scientifiche, attivista culturale e sociale, filantropo e cronista della vita quotidiana di Varsavia. La sua opera letteraria ha tracciato le linee fondamentali e durature di un realismo conoscitivo sensibile alle ingiustizie sociali e attento all’evolversi dei nuovi tipi umani generati dall’industrializzazione selvaggia nella Polonia del tardo Ottocento. Oltre alle opere qui presentate, sono stati tradotti in italiano otto suoi racconti e quattro romanzi.