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"Un altro Lorenzo"

"Un altro Lorenzo"

Il cardinale Ippolito de' Medici tra Firenze e Roma (1510-1535)

pp. 344 con 19 ill. f.t. b/n, 1° ed.
978-88-317-0646-9
La controversa figura di Ippolito de' Medici trova un perfetto riscontro nel celebre ritratto dipinto da Tiziano Vecellio nel 1532. Benché a quella data Ippolito fosse già stato creato cardinale, egli vi appare con un abito sontuoso e marziale che mette in piena luce le sue ambizioni politiche e sociali, nonché la sua scarsa predisposizione alla vita ecclesiastica. Figura inquieta, eccentrica e brillante, Ippolito de' Medici era nipote di Lorenzo il Magnifico e nel corso della sua vita aspirò ad assumerne il ruolo di guida del governo fiorentino. Tale ambizione si scontrò però con la strategia dinastica di papa Clemente vii, anch'egli un Medici, e condusse Ippolito alla morte per veleno all'età di appena ventiquattro anni. Basato su materiale documentario in larga misura inedito, questo volume colma una cospicua lacuna nella storiografia sui Medici, che fin dal Cinquecento si è mostrata reticente a investigare le tensioni e i conflitti scoppiati all'interno della famiglia prima dell'ascesa di Cosimo al ducato nel 1537. Restituendo coerenza alle vicende biografiche di Ippolito, giunte fino a noi in forma frammentaria proprio perché in contraddizione con il mito di unità e legittimità promosso da Cosimo, questo studio fa luce sui meccanismi in base ai quali la memoria di un personaggio scomodo come Ippolito è stata rimodellata e piegata agli interessi dinastici dei Medici. Il profilo biografico è integrato da quattro capitoli dedicati agli abiti da lui indossati e al significato che essi assumevano agli occhi dei contemporanei, alla sua corte come organo di rappresentanza e al suo multiforme mecenatismo letterario e artistico, che coinvolse alcuni dei massimi pittori, scultori, poeti e intellettuali del suo tempo, tra cui Francesco Berni, Paolo Giovio, Claudio Tolomei, Giorgio Vasari, Alfonso Lombardi e Tiziano. Servendosi degli strumenti della storia sociale e politica, della microstoria e della storia delle arti, questo libro illumina con vivacità la cultura di un periodo di transizione della storia italiana, in cui la frammentazione dei poteri signorili cedeva spazio alla creazione di più forti autorità statali.

Autore

ha studiato a Roma («La Sapienza») e Londra (Warburg Institute), insegnato all'Università di Siena e ricevuto borse di studio in Italia e all'estero (British Academy, Accademia dei Lincei, casva, Villa I Tatti - Harvard University). Si occupa di arte e collezionismo nel Cinquecento, di cultura delle corti, di storia urbana e della relazione tra potere e cultura visiva in genere. Ha pubblicato ampiamente sulle arti a Mantova nel Cinquecento e recentemente ha spostato la sua attenzione su Roma nel periodo successivo al Sacco del 1527-1528.