Cronaca della luna sul monte

e altri racconti
3° ed.
978-88-317-5173-5

Nakajima Atsushi (1909-1942), che apparteneva a una famiglia di illustri tradizioni sinologiche, riuscì a fondere l’austera lezione dei classici cinesi, appresa sin dalla più tenera età, con l’appassionata scoperta della letteratura occidentale. Stevenson e Kafka dialogano nelle sue opere con Confucio e Sima Qian, in una sintesi inedita e originale. La morte precoce stroncò un ingegno a cui la giovane età e il perfezionismo avevano impedito di esprimersi ancora in tutta la sua pienezza. Ma le opere che rimangono, in cui Nakajima ha distillato tutta la sua sapienza di narratore, sono bastate ad assicurargli un ruolo imperituro nella letteratura giapponese del secolo appena trascorso. La fama dei suoi splendidi racconti non ha mai conosciuto momenti di stanchezza, ed essi sono considerati dei classici indiscussi, che continuano a conquistare nuovi lettori per la ricchezza dei temi, le profonde risonanze filosofiche e la raffinata purezza dello stile.

La misura breve si addice perfettamente a Nakajima Atsushi, autore di alcuni racconti tra i più belli e armoniosi del Novecento non solo giapponese. I suoi congegni narrativi incantano per la finezza dello stile, ma esprimono anche un’angoscia sottile per qualcosa di indefinito, le cui radici affondano in un caos nero e primordiale, e "che si può chiamare l’implacabile Male del mondo". Gli otto racconti qui raccolti, considerati i capolavori di Nakajima, esprimono con sfaccettature diverse questo eterno conflitto tra l’armonia e il male che può insinuarsi in essa fino a distruggerla, come nel borgesiano La maledizione della scrittura, dove gli spiriti divorano qualunque cosa e persona sia entrata in qualche modo in contatto con la scrittura. Il tema fantastico ricorre spesso in queste pagine, a cominciare dal racconto che dà il titolo al volume, dove il protagonista, visto naufragare il suo sogno di diventare poeta, si trasforma in una tigre assetata di sangue che urla il dolore per le proprie ambizioni fallite, ruggendo alla luna. E poi mummie, spiriti, sogni, mostri, metamorfosi... Solo nell’ultimo racconto, Li Ling, l’ispirazione fantastica cede il passo alla descrizione realistica nella rievocazione di un tragico episodio della storia cinese. È un mondo cupo, dominato da una guerra raccontata in tutta la sua crudeltà e violenza, solo a tratti rischiarato da improvvisi, vertiginosi spiragli di bellezza.

Giorgio Amitrano insegna lingua e letteratura giapponese presso l’Università degli studi di Napoli "L’Orientale". Per la Letteratura universale Marsilio ha curato Una notte sul treno della Via Lattea e altri racconti di Miyazawa Kenji (1994).

Autore

(1909-1942), che apparteneva a una famiglia di illustri tradizioni sinologiche, riuscì a fondere l’austera lezione dei classici cinesi, appresa sin dalla più tenera età, con l’appassionata scoperta della letteratura occidentale. Stevenson e Kafka dialogano nelle sue opere con Confucio e Sima Qian, in una sintesi inedita e originale. La morte precoce stroncò un ingegno a cui la giovane età e il perfezionismo avevano impedito di esprimersi ancora in tutta la sua pienezza. Ma le opere che rimangono, in cui Nakajima ha distillato tutta la sua sapienza di narratore, sono bastate ad assicurargli un ruolo imperituro nella letteratura giapponese del secolo appena trascorso. La fama dei suoi splendidi racconti non ha mai conosciuto momenti di stanchezza, ed essi sono considerati dei classici indiscussi, che continuano a conquistare nuovi lettori per la ricchezza dei temi, le profonde risonanze filosofiche e la raffinata purezza dello stile.