I fiori del male

traduzione di , introd. e commento di

pp. 576, 1° ed.
978-88-317-9603-3
“I Fiori del male sono lo specchio, lucido fino alla crudeltà, dei contrasti fra un moralismo tutto di comodo e la disperata aspirazione a una morale assoluta” Giorgio Caproni

Questa edizione presenta I Fiori del male e le poesie condannate nell’inedita traduzione di Giorgio Caproni, alla quale egli attese fino ai suoi ultimi giorni.
Una traduzione esemplare che costituisce il commosso omaggio di una delle grandi voci della lirica italiana al capolavoro di Baudelaire, sottesa dall’intento di prestare al lavoro di traduzione il senso più alto di ricreazione poetica.
Il volume è accompagnato da un’ampia introduzione di Luca Pietromarchi e da un commento che riserva a ogni poesia un’interpretazione tematica e stilistica precisa quanto elegante, destinata a fornire un indispensabile strumento critico per l’intelligenza del più tragico e commovente canzoniere moderno.

Charles Baudelaire nasce a Parigi il 9 aprile 1821, lo stesso anno di Flaubert e Dostoevskij. Perduto il padre all’età di sei anni, segue una carriera scolastica irregolare, contraddistinta da premi di versificazione latina ed espulsioni per indisciplina. Le sue frequentazioni parigine preoccupano la famiglia che lo fa imbarcare per le Indie. Giunto a La Rèunion, Baudelaire interrompe il viaggio e torna a Parigi. Alla maggiore età entra in possesso dell’eredità paterna che rapidamente dissipa in lussuosi capricci. Ridotto in povertà cerca sussidio in diverse attività letterarie. La pubblicazione dei Salons nel 1845 e 1846 ne fa uno dei padri della critica d’arte moderna, mentre le sue prime poesie lo accreditano tra i più dissacranti poeti della bohème parigina.
La rivoluzione del 1848 lo vede sulle barricate, animato da un rancore sociale che l’avvento del Secondo Impero volgerà in malinconia personale e compassione per gli sconfitti. Ha intanto iniziato la traduzione in francese dell’opera completa di Edgar Allan Poe.
Nel 1857 esce la prima edizione de I Fiori del male, immediatamente condannata per oltraggio alla morale.
Alle poesie in versi si alternano saggi (Il pittore della vita moderna, Marsilio 2002) e componimenti in prosa (Lo spleen di Parigi). “Sono stanco della Francia e desidero dimenticarla”: nel 1864 Baudelaire si trasferisce a Bruxelles, dove le sue conferenze sugli stupefacenti (I paradisi artificiali) cadono nel più assoluto disinteresse. Colpito da emiplegia è riportato a Parigi, dove muore il 31 agosto 1867, senza aver ritrovato la parola, ma lucido nel suo supplizio.

Giorgio Caproni (1912-1990), la cui opera poetica è raccolta nei “Meridiani” Mondadori, è stato uno dei grandi traduttori italiani della letteratura francese. Si ricordano, in prosa, la sua traduzione di Morte a credito di Céline e de Il tempo ritrovato di Proust, nonché dell’opera in versi di René Char e di Apollinaire, mentre la scena italiana gli deve le versioni del teatro di Jean Genet.
 
<Luca Pietromarchi insegna lingua e letteratura francese all’Università di Roma Tre. Ha studiato l’opera francese di Alberto Savinio (Dal manichino all’uomo di ferro, Milano 1984), per quindi rivolgersi all’esotismo romantico (L’illusione orientale, Milano 1990) e alla poesia di La Tour du Pin (Les Anges sauvages, Parigi 2001). Per la Letteratura universale Marsilio ha curato l’edizione di La regina del Mattino di Gérard de Nerval (1992).

Autore

nasce a Parigi nel 1821. L'infanzia è segnata dalla perdita del padre e dal secondo matrimonio dell'amatissima madre che nel 1828, dopo appena diciotto mesi di vedovanza, sposa l'allora tenente colonnello Aupick, al quale il futuro poeta vota un'avversione profonda. Nel 1844 un nuovo drammatico evento sconvolge l'esistenza dell'ormai giovane dandy, che frequenta gli ambienti letterari ma anche il mondo della droga e della prostituzione, ha contratto i primi debiti e iniziato una relazione con l'affascinante mulatta Jeanne Duval. La famiglia, allarmata dalla sua vita dissoluta, ottiene di farlo interdire. I fiori del male escono nel 1857. Suscitano, però, scandalo e vengono sequestrati. Sottoposto a processo, Baudelaire è condannato a una pensa pecuniaria e alla sopressione di sei liriche, guidicate oscene. Nel 1861, nella seconda edizione, scompaiono le poesie incriminate, è tuttavia riveduta l'architettura e dato spazio a nuovi mirabili testi. Vedono la luce nello stesso periodo I paradisi artificiali (1860) e gran parte dei poemi in prosa dello Spleen di Parigi (1869), nonchè alcuni dei saggi critici più rilevanti, tra cui il Pittore della vita moderna (1863). Nel 1866, in Belgio, il poeta è colpito da un ictus cerebrale e perde la parola. Muore a Parigi, dopo una lunghissima agonia, nel 1967.