Racconti in un palmo di mano

a cura di
6° ed.
978-88-317-7917-3

Per la prima volta in occidente la raccolta completa dei celebri racconti brevissimi di Kawabata

 

Premio Nobel per la letteratura nel 1968, Kawabata Yasunari (1899-1972) è uno degli autori giapponesi più venduti nel mondo occidentale, e in particolare in Italia, con i suoi romanzi Il paese delle nevi, Mille gru, La casa delle belle addormentate, Il suono della montagna.

Ma Kawabata ha sempre prediletto, rispetto al romanzo, la misura a lui tanto cara e congeniale del racconto brevissimo, quello appunto che sta in un palmo di mano, tutto giocato su una purezza linguistica e una forza espressiva che gli hanno consentito di comporre piccoli capolavori di grandissima finezza psicologica, ritratti in punta di pennello tesi a cogliere, dietro la facciata opaca del quotidiano, la spia di una realtà insospettata. Perché, come dice Kawabata stesso, "un fiore solo ha più risalto che cento fiori".

 

Ornella Civardi è laureata in lingua e letteratura giapponese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Per Racconti in un palmo di mano ha vinto, nel 2005, il Premio Alcantara per la traduzione.

 

Autore

(1899-1972), uno degli autori giapponesi più noti al lettore occidentale, ha saputo far coincidere nella sua scrittura l’eredità della grande tradizione estetica giapponese e le più attuali riflessioni sulla letteratura elaborate dai movimenti d’avanguardia europei. La parola come pennellata suggestiva capace di fissare in un tratto di scarna liricità ogni più minuta percezione del mondo era già della letteratura di epoca Heian (viii-xii sec.), ma Kawabata ne fa, agli inizi del Novecento, il vessillo della nascente «Scuola della nuova sensibilità» e, rompendo con i modi dell’ormai stanco naturalismo autoctono, propugna una scrittura che privilegi la ricerca formale e l’impatto «sensoriale» delle cose. Le sue opere maggiori, Yukiguni (Il paese delle nevi), Senbazuru (Mille gru), Yama no oto (Il suono della montagna), rifiutano l’organicità strutturale del romanzo per costituirsi in una giustapposizione di episodi leggibili autonomamente, quasi che la letteratura possa darsi solo come recezione passiva e silenziosa dello scorrere libero dell’esistenza. Il premio Nobel che gli venne assegnato nel 1968 individuò in queste qualità del suo narrare i tratti più rappresentativi della cultura letteraria giapponese, riconoscendovi al tempo stesso i segni di un’esperienza compositiva più universale, capace di valicare i confini culturali del Giappone.