Omnia mutantur

La scoperta filosofica del pluralismo culturale
prefazione di

pp. 128, 1° ed.
978-88-317-1807-3

L’affollarsi nella vita quotidiana delle differenze culturali, religiose, etniche mette alla prova le nostra idee di tolleranza, convivenza tra eguali, cittadinanza e molto di più. È una sfida ai nostri standard liberali; è una sfida anche per la filosofia. Se tutto si trasforma, come nel verso di Ovidio, le difficoltà di fissare principi si moltiplicano e anche il «noi» cui ci affidavamo come «naturale» – la nostra identità, la nostra cultura – diventa instabile, assume confini variabili. La filosofia è costretta a reinventare il proprio mestiere, a rileggere il proprio passato con uno sguardo nuovo, a esporsi al rischio del relativismo radicale.
Tre filosofi contemporanei ci guidano in un percorso affascinante che va dagli apripista pluralisti del pragmatismo americano alla rivelazione di Isaiah Berlin: non c’è un’unica risposta vera a tutte le giuste domande, i nostri valori e le nostre culture vivono nel tempo e nello spazio e non stanno tutti in un singolo mondo sociale. Ogni cultura è incompleta. Se i filosofi hanno finora cercato un punto di vista che somigliasse a quello di Dio, ora prenderemo atto, con William James, che forse a essere plurale è l’universo stesso?

Autori

(1932) è tra i maggiori filosofi americani contemporanei e tra i massimi esponenti della tradizione pragmatista inaugurata da John Dewey. Studente di filosofia a Chicago, ha completato la sua formazione a Yale. Sostenitore dell’idea per cui una comunità democratica non ha bisogno di consenso sulle questioni religiose e metafisiche, ma soltanto sul valore della conversazione e dei rapporti civili tra persone, nei più importanti dibattiti filosofici contemporanei ha sempre portato avanti la posizione del pragmatismo. Come per Peirce e Dewey, il suo motto filosofico è «Non mettere ostacoli sulla strada della ricerca»: cioè, non trattare nessuna tesi o sistema o vocabolario filosofico come se fosse qualcosa di più di uno strumento che può essere utile in un certo tempo e luogo. Da pragmatista, Bernstein non ritiene che le istituzioni democratiche abbiano bisogno di «fondamenti filosofici». D’altra parte egli pensa che la competenza filosofica possa avere una funzione politica: che possa servire a ridescrivere in modo illuminante i nostri attuali problemi socio-politici. Ha insegnato in numerose università e dal 1989 occupa la cattedra Vera List alla New School for Social Research di New York. Ha al suo attivo svariate pubblicazioni. In Italia è apparso La nuova costellazione. Gli orizzonti etico-politici del moderno/postmoderno (1994).
(1943), già professore ordinario di Filosofia politica, è stato prorettore vicario all’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia dal 2005 al 2013. Dal 1984 al 2001 ha presieduto la Fondazione Feltrinelli di Milano e dal 1999 al 2005 è stato preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia. Fa parte del Comitato di direzione della «Rivista di filosofia» e dello «European Journal of Philosophy ». È co-fondatore della rivista «Reset». Ha condotto la sua ricerca filosofica in diversi ambiti, tra cui: la teoria della conoscenza e l’epistemologia; i rapporti fra teoria normativa e teoria descrittiva della politica con particolare riguardo alla questione del pluralismo come fatto e come valore per la teoria democratica; la dimensione storica del sapere filosofico; la natura della libertà democratica; l’idea di incompletezza in differenti domini di applicazione. Autore di una sterminata produzione saggistica, da ultimo ha pubblicato Un’idea di laicità (2013).
(1967) è professore associato di Filosofia del diritto presso l’Università di Milano e insegna anche presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. È stato visiting fellow presso il Department of Government dell’Università di Manchester e research fellow presso il Department of Philosophy della Queen’s University di Belfast. Fa parte del comitato di direzione della rivista «il Mulino» e di diverse riviste scientifiche, tra cui «Notizie di Politeia», «Iride» e Philosophical Inquiries». Autore di numerosi articoli e saggi, ha curato, con Ian Carter, L’idea di libertà (1996) e Freedom, Power and Political Morality (2001), e, con Corrado Del Bò, Pluralismo e libertà fondamentali (2004). Nel 2008 è uscito un suo studio su Herbert Hart dal titolo Diritto e natura. H.L.A. Hart e la filosofia di Oxford (2008). Negli ultimi anni si è occupato di Isaiah Berlin, contribuendo tra l’altro al volume The One and the Many: Reading Isaiah Berlin a cura di George Crowder e Henry Hardy (2007), con un saggio dal titolo Berlin on Liberty. Collabora regolarmente a «Il Sole 24 Ore».