Lo spazio che educa

Lo spazio che educa

Il Centro Educativo Italo Svizzero di Rimini

pp. 160 con 9 ill. a col. e 14 b/n, 1° ed.
978-88-317-1340-5
Dal novembre 1943 al settembre 1944 Rimini subì pesanti bombardamenti ?che ne fecero al termine della guerra una delle città italiane più distrutte.?Nell'estate del 1945 il Soccorso Operaio Svizzero si impegnò nella realizzazione ?di un centro di primo aiuto alla popolazione riminese sopravvissuta al conflitto, nell'ambito del Dono svizzero per le vittime della guerra. La scelta di aiutare la città di Rimini maturò a Milano durante la clandestinità, mentre ancora si combatteva, grazie a contatti in campo antifascista.?Fu per incarico del Soccorso Operaio che nel luglio del 1945 iniziò in Svizzera il lavoro del piccolo gruppo che doveva portare aiuto alla città di Rimini, Margherita Zoebeli ne era a capo. La sua formazione e le sue capacità, già sperimentate in diverse missioni di aiuto all'infanzia durante la guerra civile in Spagna e la guerra mondiale in Svizzera e in Val d'Ossola, la ponevano a trentatré anni fra le persone più adatte a condurre una complessa esperienza. Margherita arrivò a Rimini verso la fine del 1945, mancavano pochi giorni ?a Natale. Felix Schwarz, l'architetto del gruppo, aveva ventotto anni quando ?la raggiunse poco tempo dopo.?Insieme, nell'emiciclo dell'anfiteatro, realizzarono con tredici baracche militari dismesse un luogo di grande qualità spaziale, pensato per l'educazione.?Il Centro Educativo Italo Svizzero sotto l'impulso di Margherita Zoebeli diventò subito residenza e scuola per i bambini orfani o con difficoltà familiari, poi scuola cittadina.?Margherita e Felix si erano formati nello stesso clima culturale che dagli anni venti alla fine del conflitto mondiale aveva permeato il tessuto democratico svizzero. In questa cultura d'avanguardia sono radicati gli stimoli per ?la realizzazione, in quei lontani anni, di una scuola manifesto della nuova architettura e della nuova pedagogia. ?Queste interviste costituiscono un importante contributo per rintracciare ?quel filo rosso che dal 1945 alla fine degli anni Sessanta ha collegato la storia ?del CEIS a personalità di spicco dell'architettura italiana ed europea.