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Il Porto Sepolto

Il Porto Sepolto

a cura di

pp. 256, 9° ed.
978-88-317-6674-6
Il Porto Sepolto, 1916, non è solo il primo libro di poesie di Ungaretti, quello dei versicoli brevi, depositati nel bianco della pagina, che ci hanno formati sui banchi di scuola: C’era una volta, Sono una creatura, San Martino del Carso, Fratelli. Molto di più è il nucleo generatore dei miti e della poetica ungarettiana: «Sono un poeta / un grido unanime / sono un grumo di sogni», ben oltre il confluire della plaquette del 1916 nella più vasta raccolta Allegria di naufragi. Ancor più è il nocciolo testuale «invariante», illeso, in un poeta che ha fatto delle varianti un tormento, e talvolta scialo. Nell’abbondare di edizioni critiche prive di commento, piuttosto mappe che testi, la ripubblicazione del Porto Sepolto nella primitiva, e rarissima, stesura originaria del 1916, accompagnandolo con un commento che ne proietta l’intertesto sino alle poesie della maturità, è riportare il nostro Novecento poetico alle sue radici, alla «limpida meraviglia / di un delirante fermento».

Autore

 è ormai un «classico» tra i poeti italiani del Novecento. Nato nel 1888 ad Alessandria d’Egitto, da genitori lucchesi, compie i suoi studi a Parigi, tra il 1912 e il 1914. Rientra in Italia e partecipa come volontario alla I guerra mondiale. Le sue prime poesie escono su «Lacerba» nel 1915; l’anno dopo, dal fronte, pubblica Il Porto Sepolto in pochissimi esemplari. Sarà il nucleo che è all’origine di Allegria di naufragi, 1919, e delle poesie francesi La guerre, 1919. Seguirà L’Allegria, 1931, Sentimento del Tempo, 1933. Nel 1936 pubblica un volume di Traduzioni, poi si trasferisce a San Paolo del Brasile sino al 1942, quando ritorna a Roma. La morte del fratello, del figlio, l’esperienza della II guerra mondiale, gli detteranno Il dolore, 1947. Nel 1950 esce la Terra Promessa, due anni dopo Un grido e paesaggi. Seguiranno Il taccuino del vecchio, 1960, Croazia segreta, 1969, L’impietrito e il velluto, 1970. Muore a Milano nel giugno 1970.