Baccanti

a cura di
6° ed.
978-88-317-6583-1

Fanatismo

violenza

delirio mistico

crudelta e sangue

Euripide nasce nel 480 a.C. a Salamina e muore nel 406 in Macedonia, alla corte del re Archelao. Scarse sono le notizie concrete sulla sua vita, molte le leggende fiorite sul suo conto. Poco amato - perché poco capito - dal pubblico contemporaneo, ebbe una grande fortuna postuma e fu il più letto e il più conosciuto dei tre grandi tragici greci nel corso dei secoli. Della sua vasta produzione (gli si attribuiscono una novantina di drammi) sono pervenute a noi diciassette tragedie (Alcesti, Medea, Eraclidi, Andromaca, Ippolito, Ecuba, Supplici, Eracle, Troiane, Elettra, Elena, Ifigenia in Tauride, Ione, Fenicie, Oreste, Ifigenia in Aulide, Baccanti); un dramma satiresco: il Ciclope. Di incerta attribuzione è il Reso.

Le Baccanti sono l’ultima grande tragedia prodotta dal teatro greco, nel momento del tramonto politico di Atene. Al centro del dramma, giustamente considerato uno dei capolavori del teatro mondiale, sta il creatore stesso della tragedia, Dioniso. Ma la divinità che compare sulla scena non è il civilizzato signore del vino e dei banchetti, con cui il pubblico ateniese era abituato a convivere; recuperando gli aspetti più selvaggi del suo culto, Euripide ne fa essenzialmente un sovvertitore. Attraverso un affresco di stupefacente esattezza antropologica, le Baccanti presentano le ambigue gioie che questo rito offre agli uomini; posseduti dalla follia che Dioniso porta con sé, i personaggi della tragedia mostrano l’inquietante frattura che l’esperienza dionisiaca apre nella psiche dei fedeli: una miscela di fanatismo, violenza, delirio mistico, crudeltà, sangue, che investe l’intera comunità civile. In quest’opera di eccezionale tensione drammatica e nello stesso tempo ambigua e sottile per la sorprendente varietà dei registri espressivi, Euripide seppe sfruttare sino all’estremo limite le possibilità artistiche che gli erano offerte dal linguaggio tragico.

Giulio Guidorizzi insegna teatro e drammaturgia dell’antichità presso l’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni più recenti: il trattato del Sublime (Milano 1991), gli Epigrammi di Meleagro (Milano 1992), i Lirici greci. Alceo, Saffo, Anacreonte (Milano 1994), la Biblioteca di Apollodoro (Milano 1995), le Nuvole di Aristofane (Milano 1996, 20022), lo Ione di Euripide (Milano 2001), i Miti di Igino (Milano 2002). Ha pubblicato inoltre una Letteratura greca (Milano 2001) e una Introduzione al teatro greco (Milano 2003).

Autore

nasce nel 480 a.C. a Salamina e muore nel 406 in Macedonia, alla corte del re Archelao. Scarse sono le notizie concrete sulla sua vita, molte le leggende fiorite sul suo conto. Poco amato - perché poco capito - dal pubblico contemporaneo, ebbe una grande fortuna postuma e fu il più letto e il più conosciuto dei tre grandi tragici greci nel corso dei secoli. Della sua vasta produzione (gli si attribuiscono una novantina di drammi) sono pervenute a noi diciassette tragedie (Alcesti, Medea, Eraclidi, Andromaca, Ippolito, Ecuba, Supplici, Eracle, Troiane, Elettra, Elena, Ifigenia in Tauride, Ione, Fenicie, Oreste, Ifigenia in Aulide, Baccanti); un dramma satiresco: il Ciclope. Di incerta attribuzione è il Reso.