La dotta lira

La dotta lira

Ovidio e la musica
1° ed.
978-88-317-4298-6
Il teatro musicale nasce nel nome di Ovidio e per cinque secoli si ispira a lui più che a ogni altro poeta. E così anche il Poema Sinfonico, la Sinfonia, la Sonata, il Concerto. Perché Ovidio è il più grande narratore del mito della storia dell’arte e la musica è il linguaggio privilegiato del mito. Per la prima volta un libro ricostruisce questo rapporto di amore che va da Poliziano a Richard Strauss passando per Monteverdi, Händel, Scarlatti, Bach, Haydn, Cherubini, Berlioz, Liszt, Offenbach e tanti altri.  

Ovidio morì duemila anni fa relegato da Augusto sul Mar Nero.  Non riuscì mai a comprenderne il perché. Forse Le Metamorfosi, il suo più ampio poema, spaventarono il Principe: ispirato com’è all’idea, modernissima, che nulla nell’universo è stabile, ma tutto dall’eternità muta e muterà. La materia incessantemente si trasforma, non è stata creata e non si distrugge. Gli dèi divengono uomini, gli uomini dèi, oppure animali, piante, aria, acqua: fiumi, laghi. Il poema è insieme il più grande racconto del mito, di tutti i miti, che la letteratura abbia mai tentato. Nessun poeta, nemmeno Omero e Virgilio, ha tanto ispirato la pittura e la scultura. Ma la dotta lira ha creato musica, da Poliziano a Strauss, attraverso Monteverdi, Cavalli, Scarlatti, Bach, Händel, Pergolesi, Porpora, Dittersdorf, Haydn, Cherubini, Clementi, Berlioz, Liszt, Offenbach, Massenet, e tanti altri, più di ogni altra voce poetica: voce poi echeggiata e variata per l’ultima volta nel Novecento dall’arte di D’Annunzio. Il teatro musicale nasce nel nome di Ovidio, e nei secoli Opere, Drammi Musicali, Cantate, Sinfonie e Concerti traggono alimento dalla sua poesia; poi, dai grandi ritratti di donne eroiche, innamorate, fedeli, infedeli, abbandonate presenti nelleMetamorfosi e, con i loro Lamenti, nelle Eroidi; dalle favole del calendario pagano nel poema dei Fasti. Apollo, Dafne, Orfeo, Euridice, Arianna, Medea, Teseo, Giunone, Giove, Dioniso, Venere, Amore, Mercurio, Cibele, Latona, Diana, Morfeo, Persefone, Plutone, Pan, Ercole, Fetonte, Atteone, le Baccanti, Perseo, Galatea, Polifemo, Fedra, il Minotauro, Icaro, Glauco, Pigmalione, Danae, Semele, Marsia, Ulisse, sempre rinascono in note. Con loro le favole del Caos, della Notte, degli Inferi, dell’Olimpo, dell’origine dell’universo, del diluvio.  Questo libro racconta il mito nella metamorfosi della musica. 

Autore

(Napoli, 1950) ha insegnato dal 1971 al 1994 Storia della Musica al Conservatorio di Torino, poi a quello di Napoli. Dal 1974 ha esercitato la critica musicale: per cinque anni a Il Giornale e trentacinque anni al Corriere della Sera. Le sue opere principali sono: I diamanti della corona. Grammatica del Rossini napoletano (1974), Dixit Dominus Domino meo: struttura e semantica in Händel e Vivaldi (1980), Il ventriloquo di Dio. Thomas Mann: la musica nell’opera letteraria (1983), Victor De Sabata: un compositore (1992), La virtù dell’elefante: la musica, i libri, gli amici e San Gennaro (Marsilio, 2014), Altri canti di Marte (Marsilio, 2015), Les Vêpres siciliennes: Verdi e il trionfo dell’amor paterno (Zagabria, 2015), Otello: Shakespeare, Napoli, Rossini (Napoli, 2016), Paisiello e il mito di Fedra (Napoli, 2016), Jérusalem: Verdi et la persécution de l’honneur (Liegi, 2017), Il canto degli animali. I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e poesia (Marsilio, 2017). Nel 2017 gli è stato attribuito il Premio Isaiah Berlin alla carriera. È iscritto al Partito radicale, all’associazione “Luca Coscioni”, alla Lipu e al WWF.