La virtù dell'elefante

La virtù dell'elefante

La musica, i libri, gli amici e San Gennaro

pp. 600 con 17 ill. b/n, 3° ed.
978-88-317-1939-1
Paolo Isotta è famoso pur non andando in televisione. È storico della musica e fa il critico musicale al «Corriere della Sera» ma è scrittore completo. Con questo libro fa una summa della sua esperienza umana, prima, artistica, poi. La virtù dell'elefante (che è quella di avere una mente robusta per sopportare una mole di sapienza) non è un'autobiografia perché non racconta la vita di Paolo Isotta secondo una sequenza cronologica: la sua vita discende dalla favola di Napoli e dei grandi personaggi, certo non solamente della musica, che egli ha incontrati. Senza aver letto questo libro è impossibile capire che cosa sia Napoli, città che si offre con aspetto lusinghiero e ingannevole, ingannevole nelle prospettive di gioia come nella querimonia perpetua. Qui un napoletano rivela che cosa si nasconda dietro la maschera. Paolo Isotta vive da quasi sessant'anni in simbiosi con la musica. Nessuno può oggi vantare un'esperienza umana e artistica pari alla sua. Così le sue memorie investono una lunghissima serie di colossi, della musica e della vita; ne sono glorificati molti, e richiamati alla mente di un'età atta all'oblio; alcuni falsi miti vengono sfatati. Anche tanti geniali, o non geniali, poveri cristi, di quelli che ogni giorno si arrampicano sugli specchi per sopravvivere; e alcuni esseri furbissimi e cattivi: raccontano le memorie. E le memorie toccano tanto musica e compositori quanto interpreti e interpretazioni. Isotta ricorda decine d'interpretazioni della stessa opera, dello stesso brano; e le richiama davanti al lettore; e quando descrive un'opera musicale, grazie alle sue parole è come se davanti al lettore venisse eseguita. Ma le sue esperienze non sono solamente musicali. In uno stile classico e fluido a un tempo, Isotta dice dei suoi poeti, scrittori, pittori: di Virgilio e Manzoni, di Flaubert e Pirandello, di Pascoli e Gottfried Benn, di Giotto, Raffaello, Bronzino, Reni, Tiepolo. Propone di risistemare il Settecento musicale; parla di Alessandro Scarlatti, di Haydn, di Beethoven, di Verdi, di Wagner e del teatro comico napoletano. E dei suoi Santi: Gennaro, Patrizia, Antonio, Padre Pio e Ipazia, pagana. Ognuno in questo libro troverà il suo.

Autore

(Napoli, 1950) ha insegnato dal 1971 al 1994 Storia della Musica nei Conservatori di Torino e Napoli. Dal 1974 ha esercitato la critica musicale: per cinque anni al «Giornale» e trentacinque al «Corriere della Sera». A ottobre del 2015 ha abbandonato quest’attività per dedicarsi allo studio, alla lettura e a comporre libri che gli diano l’illusione di scrivere qualcosa di meno effimero di articoli giornalistici. Le sue opere principali sono: I diamanti della corona. Grammatica del Rossini napoletano (1974), Dixit Dominus Domino meo: struttura e semantica in Händel e Vivaldi (1980), Il ventriloquo di Dio. Thomas Mann: la musica nell’opera letteraria (1983), Victor De Sabata: un compositore (1992), La virtù dell’elefante: la musica, i libri, gli amici e San Gennaro (Marsilio 2014), Altri canti di Marte (Marsilio 2015), Les Vêpres siciliennes: Verdi e il trionfo dell’amor paterno (Zagabria 2015), Otello: Shakespeare, Napoli, Rossini (Napoli 2016), Paisiello e il mito di Fedra (Napoli 2016), Jérusalem: Verdi et la persécution de l’honneur (Liegi 2017), Il canto degli animali. I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e poesia (Marsilio 2017) e il saggio "De Parhenopes musices disciplina" in La rete dei saperi, vol. Ia cura di Cesare de Seta (Napoli, 2018) . A settembre 2017 gli è stato attribuito il Premio Isaiah Berlin alla carriera. Fuori della musica le sue passioni sono la letteratura latina, con Lucrezio, Virgilio, Livio e Tacito al vertice, la storia romana, Petrarca, Gibbon, Manzoni, Leopardi, D’Annunzio, Flaubert, il teatro popolare in lingua napoletana e i film di Totò. È iscritto al Partito radicale e all’associazione Luca Coscioni.