Introduzione alla Divina Commedia


pp. 160, 1° ed.
978-88-317-1189-0
La Commedia di Dante parla di «Everyman» (Pound), di ciascuno di noi. Parte cospicua dei suoi versi si è fatta proverbio, detto morale o sentenza, come se ci rifugiassimo nella Commedia per dar linfa ai nostri giudizi: «perdere il ben de l’intelletto», «sanza ’nfamia e sanza lodo», «ma guarda e passa», «mi fa tremar le vene e i polsi», «lasciate ogne speranza, voi ch’entrate». La Commedia è commedia: è il poema più dialogico di tutta la nostra letteratura; sfilano comparse, protagonisti; come a teatro ci sono dialoghi e monologhi, duetti serrati; un’architettura di mondi, luoghi visti, immaginati, letti, percorsi nell’esilio o nei libri. Per leggere Dante oggi, è necessario continuare ad avere la sua sete d’essenziale, il suo anelito a varcare il relativo per porre i suoi versi come sigillo e fondamento di una parola detta per sempre. Nel suo essere “testimone contro il tempo” Dante, nel Novecento, è stato meglio interpretato e compreso da autori come Pound, Eliot, Mandel’štam, Beckett e Borges che dai critici stessi. E ancora, nel xxi secolo, il suo poema è in futurum.

Autore

 (Torino, 1946) è professore al Collège de France, cattedra di Letterature moderne dell’Europa neolatina. Per Marsilio ha curato Il Porto Sepolto (1916) di Giuseppe Ungaretti, e introdotto l’Edipo di Emanuele Tesauro e gli Oratori sacri di Pietro Metastasio. Sempre per Marsilio sono usciti: Il continente interiore, un itinerario di meditazioni lungo 52 stazioni di sosta e di lettura (Premio Pavese e Premio Pisa, 2010), Introduzione alla Divina Commedia (2012) e Ungaretti, poeta (2016).