Che fai, mi cacci?

La sfida impossibile di Gianfranco Fini

pp. 160, 1° ed.
978-88-317-0792-3
22 aprile 2010, direzione nazionale del Pdl. Davanti alle telecamere va in scena l'atto che segna una svolta nel percorso politico e personale di Gianfranco Fini. La portata simbolica di quella giornata è riassunta nel suo ditino alzato contro Silvio Berlusconi e in quella obiezione - «Che fai, mi cacci?» - che diventano il mantra del Fini "vestito di nuovo" e segnano, come ha sintetizzato Carlo Freccero, «la rottura dell'incantesimo», la «frattura tra il sogno berlusconiano e il post-berlusconismo». Susanna Turco ricostruisce le tappe che hanno condotto Fini a mettere in scena la sua Second Life: il cortocircuito privato-pubblico che la rende possibile, la meccanica che la sostiene, il maturare di un percorso che negli ultimi anni ha portato l'ex leader di An, mediano di carattere e di abitudini, a mettersi in gioco come forse mai prima. Senza dimenticare l'uomo, con la sua normalità, le sue cravatte, le donne forti di cui si circonda. Libero ormai non solo da Predappio, ma pure da Arcore, da Almirante e da Berlusconi, senza più capi di cui essere pupillo, né re di cui essere delfino, esaurita la spinta epica del Davide contro Golia, Fini si muove oggi su quella che chiama la «lunga traversata a piedi nel deserto», con l'ambizione di costruire una destra non berlusconiana e non minoritaria che nell'Italia del dopoguerra non si è vista mai. Una sfida impossibile?

Autore

(Roma, 1976), giornalista, scrive di politica e Palazzo dal 2001. Ha cominciato al «Foglio»; da tre anni segue Gianfranco Fini per «l'Unità». Collabora con «Sette» e con «l'Espresso».