fbpx

Quando c'erano i comunisti

Quando c'erano i comunisti

I cento anni del Pci tra cronaca e storia. Con una testimonianza di Umberto Terracini

pp. 240, 1° ed.
978-88-297-0571-9
Come nei migliori racconti investigativi, il protagonista di questa vicenda è ambiguo e non esente da contraddizioni. Per un verso profondamente radicato nella cultura italiana, legato alla Torino culla del capitalismo nostrano e all’esperienza dell’«Ordine Nuovo» di Gramsci, per l’altro il Partito comunista italiano è stato a lungo costretto a una subordinazione, anche finanziaria, a Mosca. Eppure il Pci è sopravvissuto al ventennio fascista, allo scandalo dello stalinismo, ai fatti d’Ungheria e alla sanguinosa repressione che ne seguì, continuando a crescere negli anni del boom economico e della vorticosa trasformazione della società, e con i suoi lasciti condiziona ancora oggi la politica del nostro paese. Per rileggerne la storia con spirito da cronisti, Mario Pendinelli e Marcello Sorgi, tra documenti e interviste inedite, si mettono sulle tracce dei protagonisti seguendone il percorso attraverso i luoghi – dall’Italia alla Russia, dalla Bulgaria all’America – e i decenni, da Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti a Luigi Longo ed Enrico Berlinguer, fino al confronto con Massimo D’Alema, Piero Fassino, Paolo Gentiloni, Cesare Salvi, Walter Veltroni e Nicola Zingaretti. Completa il quadro una preziosa testimonianza di Umberto Terracini – componente del gruppo originario di Gramsci, Togliatti e Tasca, e presente alla scissione di Livorno –, a cui il libro contribuisce a ridare il giusto rilievo.

Autori

 segue da tempo la politica italiana sulla «Stampa», giornale che ha diretto per sette anni. È stato anche direttore del Tg1 e del Giornale Radio Rai. Il suo libro più recente è Presunto colpevole. Gli ultimi giorni di Craxi (Einaudi 2020).
 è stato inviato speciale del «Corriere della Sera». Ha diretto «Il Mondo» e «Il Messaggero». Ha pubblicato diversi saggi, da ultimo: La Costituzione italiana alla prova della politica e della storia (con Angelo G. Sabatini e altri, Fondazione Giacomo Matteotti 2019). Sua anche l’intervista a Umberto Terracini in appendice a questo libro.
 (Genova, 1895-Roma, 1983) fondò con Gramsci «Ordine Nuovo» e nel 1919 entrò a far parte della direzione del Psi, rappresentando la corrente comunista, che al congresso di Livorno si costituì in partito autonomo. Tra i più autorevoli dirigenti del Pci, lo rappresentò al III Congresso dell’Internazionale comunista. Arrestato nel 1926, fu condannato a 23 anni di carcere. Nel 1937, estinta la pena per amnistia, fu assegnato al confino a Ponza e poi a Ventotene, dove fu liberato nel 1943. Nel 1944 riparò in Svizzera. Rientrato in Italia, deputato alla Costituente per Genova, ne fu presidente. È stato senatore del Pci dal 1948 al 1983.