A viva voce

Percorsi del genere drammatico

pp. 392, 1° ed.
978-88-317-2148-6
Le forme del teatro che si pensano "naturali" (ovvero la gran parte della letteratura drammatica dal xvi al xix secolo) potrebbero anche ritenersi come una parentesi tra due tradizioni che precedono e seguono, in cui il rapporto tra raccontare e mostrare risulta molto più complesso, fecondo e ambivalente di quanto si supponga. Nel iii libro della Repubblica Platone distingue tre "forme di dizione", a seconda che prendano la parola l'autore, i personaggi o l'uno e gli altri insieme. Ne consegue che, accanto a una teoria aristotelica del mimetico come "incarnazione", l'eredità del mondo antico dipana la traccia di una complessa, normalmente ignorata, tradizione del genere drammatico o "attivo", come terreno esclusivo della parola dei personaggi. Questo libro ne disegna alcuni percorsi: l'eredità tardoantica e medievale della teoria platonica (confusa spesso dagli studiosi con la teoria degli stili) e il fondamento, ma anche i condizionamenti, che essa offre alla rinascita moderna della rappresentazione; lo sterminato terreno d'incrocio di dramma e romanzo nei secoli xviii-xx; le prospettive del teatro epico e del superamento della drammaturgia di parola nel Novecento. Filo rosso il riferimento alla tradizione delle pratiche orali, nel lungo corso dei secoli in cui la lettura individuale e silenziosa - a cui siamo abituati e che percepiamo anzi come "naturale" - si è imposta su quella, un tempo dominante, "a viva voce".

Autore

insegna all'Università Ca' Foscari di Venezia. Per Marsilio, oltre a numerose edizioni di testi drammatici - Goldoni, Gozzi, Gallina, Nievo - ha pubblicato Entracte. Drammaturgia del tempo (2007), Il tempo a Napoli. Durata spettacolare e racconto (2011) e La Virtù e il Tempo. Giorgione: allegorie morali, allegorie civili (2012).