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Verdi a Parigi

Verdi a Parigi


pp. 672, 1° ed.
978-88-297-0338-8
Quando Verdi conseguì il primo grande successo col Nabucco, il genere di melodramma che s'era imposto era di origine francese, pur se fondato in prevalenza da italiani: il Grand-Opéra. La creazione di tale modello si deve ai sommi Cherubini, Spontini, Rossini; esso viene raccolto da Auber, Meyerbeer, Halévy, Donizetti. Ma Verdi ha una personalità di ferro. Pur influenzato dai predecessori, adotta il modello quale cornice esterna e lo riempie di contenuti stilistici, drammatici e psicologici soltanto suoi. Poi addirittura lo rovescia. Al tipico, al «caratteristico», e al diverso sostituisce la sintesi, il nesso e la velocità drammatici. 
Al carattere stereotipo dei personaggi contrappone la 
irriproducibilità e la ricerca del Vero drammatico: non imitato bensì trasceso per mezzo dell'arte: la sua formula è «inventare il Vero». In ciò la sua creazione è coerente per decenni. Il suo successo lo fece quasi subito desiderare dall'Opéra di Parigi. Il Maestro si concesse di rado a partire dal 1847, ma in francese sono alcuni dei suoi capolavori. Questo libro parte dai rapporti di Verdi con l'Opera francese, la cultura, l'ambiente e la società francesi, per tentare di fare del compositore un ritratto generale, estetico e anche politico: e di molti capolavori in qualche modo connessi con la Francia, a partire dalla Traviata, fa una distesa narrazione e interpretazione. 

Autore

(Napoli, 1950) è Professore Emerito del Conservatorio di Musica di Napoli. Dal 1974 ha esercitato la critica musicale: per trentacinque anni al Corriere della Sera. A ottobre del 2005 ha abbandonato questa attività per dedicarsi allo studio, alla letteratura e a comporre libri che gli diano l'illusione di scrivere qualcosa di meno effimero di articoli giornalistici. Le sue opere principali sono: I diamanti della corona. Grammatica del Rossini napoletano (1974), Dixit Dominus Domino meo: struttura e semantica in Händel e Vivaldi (1980), Il ventriloquo di Dio. Thomas Mann: la musica nell’opera letteraria (1983), Victor De Sabata: un compositore (1992), La virtù dell’elefante: la musica, i libri, gli amici e San Gennaro (Marsilio, 2014: premio Acqui Storia 2015), Altri canti di Marte (Marsilio, 2015), Les Vêpres siciliennes: Verdi e il trionfo dell’amor paterno (Zagabria, 2015), Otello: Shakespeare, Napoli, Rossini (Napoli, 2016), Paisiello e il mito di Fedra (Napoli, 2016: premio Pasiello 2017), Jérusalem: Verdi et la persécution de l’honneur (Liegi, 2017), Il canto degli animali. I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e poesia (Marsilio, 2017) e La dotta lira. Ovidio e la musica (Marsilio 2018, finalista Premio Napoli 2019). Nel 2017 gli è stato attribuito il Premio Isaiah Berlin alla carriera. Fuori dalla musica le sue passioni sono la letteratura latina, con Lucrezio, Virgilio, Livio e Tacito al vertice, la storia romana, Petrarca, Gibbon, Manzoni, Leopardi, D'Annunzio, Pirandello, Flaubert, il teatro classico in lingua napoletana e i films di Totò. È iscritto al Partito radicale e all’associazione “Luca Coscioni”.