La megalopoli padana

3° ed.
978-88-317-7556-4
Si parla tanto di Padania oggigiorno. Ma che cos’è veramente la Padania? Semplicemente la terra del Po o qualcosa d’altro? La risposta che dà questo libro è che essa ormai può essere vista come un unico spazio urbanizzato, come un’unica megalopoli nella quale i territori agricoli - pingui, irrorati dai fiumi, fondamentali supporti dell’economia e della vita padana -, sono ormai delle aree interstiziali, incluse fra direttrici di densa urbanizzazione che attraversano la pianura. E le zone abitate, così come le vede l’occhio indagatore di un satellite, si impongono senza soluzione di continuità lungo le arcate che si sviluppano ai piedi delle Alpi e dell’Appennino dando forma a una duplice città lineare che dal suo vertice occidentale, in Piemonte, si estende verso oriente sino all’Adriatico. È la "megalopoli triangolare", un sistema di città tra loro legate a rete, alla cui formazione si devono ricondurre i continui flussi migratori, le nuove e complesse relazioni sociali, i nuovi modi di produrre, oltre che le diverse concentrazioni abitative che oggi, pur comprendendo metropoli come Milano, si trova già nella necessità di ridistribuire verso altri nodi, grazie anche alle nuove forme di comunicazione, numerose funzioni un tempo di esclusiva pertinenza delle città maggiori. Mentre il territorio, privato ormai dei riferimenti storici, politici e culturali che un tempo costituivano l’anima della grande pianura, scenario di storia come pochi altri in Italia e in Europa, ci appare sempre più indistinto e unificato, preda della cosiddetta città diffusa o città sparpagliata, che rappresenta la nuova forma urbana, per quanto discutibile, voluta dai cittadini. Una realtà, dunque, complessa, segnata da conflitti diversi, tra cui quelli propri di uno spazio intasato ma fortemente attrattivo, non ancora governato secondo un’armonica coniugazione delle specificità locali con la più ampia dimensione macroregionale e globale, con le istanze derivanti dalla sua strategica collocazione geografica. La megalopoli padana del resto, area forte e ricca, si pone come plaque tournante che ha bisogno al tempo stesso dell’Italia e dell’Europa per essere quello che è sempre stata nei secoli: una terra autonomamente capace di creare cultura e ricchezza ma anche mediatrice di funzioni fondamentali tra Mediterraneo ed Europa centrale.

Autore

(1927 - 2005), veronese, geografo, è autore tra l’altro di Viaggio a Samarcanda (1963 e 2004), Villa Veneta. Agonia di una civiltà (1977 e 2002), Semiologia del paesaggio italiano (1979 e 1990), Dentro il paesaggio: il territorio-laboratorio (1982), Gli uomini delle tende (1983 e 2003), La via della seta (1983), Weekend nel Mesozoico (1992), Miracolo economico: dalla villa veneta al capannone industriale (1995), Il paesaggio degli uomini. La natura, la cultura, la storia (2003), Il viaggio di Abdu. Dall’Oriente all’Occidente (2004), Taklimakan. Il deserto da cui non si ritorna indietro (2005). Con Marsilio ha pubblicato La conoscenza del territorio. Metodologia per un’analisi storico-geografica (20092), La megalopoli padana (20042), Il paesaggio e il silenzio (20102), Il paesaggio come teatro. Dal territorio vissuto al territorio rappresentato (20106) e Antropologia del paesaggio (2008). Per anni è stato consulente per la pianificazione territoriale e paesistica alla Regione Lombardia e ha insegnato geografia del paesaggio alla facoltà di Architettura e Urbanistica del Politecnico di Milano.