The clinic of dissection of arts

The clinic of dissection of arts

a cura di

pp. 144 con 78 ill. a col. e 14 b/n, 1° ed.
978-88-317-1360-3
Ciò che distingue una Scuola in un certo ciclo della sua esistenza da tutte le altre scuole, e da se stessa nei periodi di decadenza, deriva oltre che dall'indispensabile qualità delle persone coinvolte, dalla esistenza di un "progetto culturale": ciò accade quando in una scuola costruita come un sistema eterogeneo di distinte e forti personalità si conviene intorno ai mezzi dell'insegnamento, alle tecniche della didattica, agli scopi della ricerca. Quanto avviene alla Cooper Union School di New York (1964-2000), all'Università di Austin nel Texas (1954-1956), all'Institute of Technology di Chicago (1938-1958), al Vukhtemas di Mosca (1920-1936), al Dipartimento di Ricerca formale e teorica del Museo di Cultura Artistica di San Pietroburgo (1923-1926) e prima alla Scuola d'arte di Vitebsk, è in questo senso emblematico: la rifondazione del senso del fare artistico, che costituisce l'obiettivo primo di una tendenza, appare imprescindibile dalla necessità di una costruzione teorica. In queste Scuole, in modi e momenti diversi, sarà proprio il distacco dalla tradizione accademica a far affiorare in modo impellente la necessità di arrivare a definire una scienza della composizione da anteporre allo studio dell'arte, della forma, dello spazio, fondati sulla sola trasmissione del segno. E a far sì che vengano rifondate su nuove basi le pratiche didattiche che consentono di esplorare e sviluppare teorie e concetti spaziali innovativi.