Angelo Mellone
Ma che domande fai, direbbe qualcuno: certo che c'è, c'è la pajata, il Colosseo, Totti, il Papa, il gusto della battuta, Alberto Sordi. Questa rappresentazione retorica può accontentare solo il turista o qualche politico a caccia di slogan. Invece è vero che l'identità romana, che assale chiunque vada a vivere nella Capitale, è liquida, leggera, appiccicosa, onnipervasiva, chiacchierona, facile da acquisire come carta d'ingresso e come veloce veicolo di appartenenza a un'identità collettiva. Quali sono i suoi simboli? Come si mischiano vecchio e nuovo nel frullato mediatico che la televisione e il cinema veicolano della romanità? E quali sono i "tipi" che oggi la rappresentano? È meglio parlare di romanità o della sua volgarizzazione pop e mediatica, il «romanismo»? Ma i romani sono come i Cesaroni, come i personaggi dei film di Vanzina, come le rifattone di Dagospia, come le ragazzine della bira&calippo, come il neocoatto del film di Martone? È vero che gridano tutti come in Mangia, prega, ama e mangiano a pranzo la coda alla vaccinara? I romani, a meno che non facciano i tassisti, i becchini o i predicatori, di Roma conoscono solo due o tre quartieri e il centro storico, non chiedetegli di risolvere questi problemi. Questo libro nasce dal viaggio di un romano d'adozione, un meridionale curioso a spasso per la Capitale, che prova a tracciare una mappa dei romani di oggi, osservandoli nei loro comportamenti quotidiani e cercando di capire cosa distingue oggi chi vive a Roma dal resto degli italiani
Romani
Guida immaginaria agli abitanti della Capitale
Ma che domande fai, direbbe qualcuno: certo che c'è, c'è la pajata, il Colosseo, Totti, il Papa, il gusto della battuta, Alberto Sordi. Questa rappresentazione retorica può accontentare solo il turista o qualche politico a caccia di slogan. Invece è vero che l'identità romana, che assale chiunque vada a vivere nella Capitale, è liquida, leggera, appiccicosa, onnipervasiva, chiacchierona, facile da acquisire come carta d'ingresso e come veloce veicolo di appartenenza a un'identità collettiva. Quali sono i suoi simboli? Come si mischiano vecchio e nuovo nel frullato mediatico che la televisione e il cinema veicolano della romanità? E quali sono i "tipi" che oggi la rappresentano? È meglio parlare di romanità o della sua volgarizzazione pop e mediatica, il «romanismo»? Ma i romani sono come i Cesaroni, come i personaggi dei film di Vanzina, come le rifattone di Dagospia, come le ragazzine della bira&calippo, come il neocoatto del film di Martone? È vero che gridano tutti come in Mangia, prega, ama e mangiano a pranzo la coda alla vaccinara? I romani, a meno che non facciano i tassisti, i becchini o i predicatori, di Roma conoscono solo due o tre quartieri e il centro storico, non chiedetegli di risolvere questi problemi. Questo libro nasce dal viaggio di un romano d'adozione, un meridionale curioso a spasso per la Capitale, che prova a tracciare una mappa dei romani di oggi, osservandoli nei loro comportamenti quotidiani e cercando di capire cosa distingue oggi chi vive a Roma dal resto degli italiani


