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Santomaso e l'opzione astratta

a cura di Nico Stringa


Santomaso e l'opzione astratta


La mostra viene inaugurata sabato 12 aprile 2008 e con essa aprono per la prima volta al pubblico gli spazi del nuovo centro espositivo sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.


In occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Giuseppe Santomaso (Venezia 1907-1990) Intesa Sanpaolo e la Fondazione Giorgio Cini promuovono, con il sostegno della Regione del Veneto, la mostra Giuseppe Santomaso e l’opzione astratta, una retrospettiva dell’attività del maestro veneziano dagli esordi fino alla grande stagione della maturità, a cura di Nico Stringa.
La comprensione dell’originalità del pittore veneziano viene in questa occasione messa alla prova del confronto; l’esposizione non vuol essere solo monografica, bensì una opportunità per rileggere buona parte della pittura italiana ed europea della seconda metà del Novecento. Vengono proposte, pertanto, opere di Afro, Renato Birolli, Mario De Luigi, Leone Minassian, Zoran Music, Armando Pizzinato, Emilio Vedova, Bice Lazzari, Tancredi, Antonio Corpora, Virgilio Guidi, Toti Scialoja, a testimoniare il dialogo a distanza più o meno ravvicinata che Santomaso ha intrattenuto con i protagonisti dell’astrattismo italiano e opere di Braque, Poliakoff, Winter. Sono inoltre esposte le principali prove grafiche che Santomaso ha realizzato a partire dalla seconda metà degli anni trenta.


Giuseppe Santomaso, nato a Venezia nel 1907 e scomparso nella sua città nel 1990, ha attraversato il ventesimo secolo da protagonista. Emerso dapprima tra i giovani promettenti della Fondazione Bevilacqua La Masa, segnalatosi alle Biennali fin dal 1934, ha tenuto la sua prima personale nel 1939 a Parigi dove si era recato già due anni prima per visitare l’Esposizione Universale, avendo modo di conoscere direttamente Guernica di Picasso e le opere di Braque e Matisse.
Entrato in contatto con i giovani artisti milanesi di “Corrente” aderisce al clima di contestazione contro il novecentismo in arte, elaborando un linguaggio pittorico di ascendenza espressionista ma non insensibile alle suggestioni dei grandi maestri francesi, agevolato anche dall’amicizia stabilitasi con Giuseppe Marchiori, il critico d’arte aggiornato sulle più avanzate ricerche europee e con
lo scultore Alberto Viani. Finita la guerra, è tra i fondatori a Venezia, con Vedova e Pizzinato, dell’Associazione L’Arco, dove tra pittura e scultura, poesia e teatro si gettano le premesse del Fronte
Nuovo delle Arti che riceve la sua consacrazione alla Biennale di Venezia del 1948. Entra in contatto con Peggy Guggenheim, da poco trasferitasi a Venezia; proprio grazie al ruolo svolto da Santomaso, Rodolfo Pallucchini è in grado di esporre le opere della collezionista americana alla Biennale, facendole conoscere in Europa per la prima volta. Intensa anche la sua attività nelle città di terraferma,
in particolare a Vicenza dove conosce Antonio Pellizzari, musicista e industriale. Attivo anche come ceramista dagli anni quaranta, porta a termine impegnativi lavori per il Teatro di Arzignano, per palazzi a Padova e in altre città, per interni (Casa Cavellini a Brescia, Trattoria all’Angelo di Venezia). Si impone inoltre, fin dagli anni cinquanta, come raffinato incisore, dando vita ad un corpus di grafica di alta qualità, in contatto con i migliori stampatori ed editori europei. Entrato nel Gruppo degli Otto, promosso da Lionello Venturi, matura una personale versione dell’a–strattismo caratterizzato da sublime armonia di colore e luce. Premiato a La Spezia nel 1952, a Trieste nel 1953, alla Biennale del 1954 e al Premio Marzotto del 1958, espone nelle principali mostre in Italia, in Europa e oltre oceano,
affermandosi sia alla Biennale di San Paolo del Brasile che negli Stati Uniti come uno dei più importanti artisti italiani dell’informale assieme ad Afro. Notevole la sua fortuna museale e collezionistica anche nel nord Europa, con opere importanti nei musei di Monaco, Berlino, Amsterdam, Helsinki.
Tra fine anni cinquanta e i primi sessanta effettua viaggi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, dandone conto anche in importanti libri d’artista, come in Cicale cattedrali, con testo di Pierre Francastel, uno tra i principali critici d’arte europei, da Argan a Haftmann, da Read a Steingräber, che si sono occupati del suo lavoro. Interviene spesso nei dibattiti sull’arte contemporanea, partecipando ai Corsi di Alta Cultura della Fondazione Cini, contribuendo a far maturare il clima di superamento
dell’Informale. La svolta di fine anni sessanta culmina nel ciclo delle “Lettere a Palladio”, cui fa seguito una riscoperta del colore-luce che lo porta a realizzare opere innovative anche nell’ultimo decennio di vita.
Amico di filosofi, poeti, musicisti, tra cui Ezra Pound, Andrea Zanzotto, Goffredo Petrassi, ha illustrato libri d’arte di grande pregio: Grand Air di Paul Eluard (1945), An angle di Ezra Pound e Rime di Veronica Franco (1975).

Nico Stringa insegna Storia dell’Arte presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Numerosi i suoi contributi nel campo dell’arte fra Ottocento e Novecento.

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informazioni

1° ed.
Euro 40,00
2008
isbn: 978-88-317-9531-9


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