Musica e drammaturgia a Roma al tempo di Giacomo Carissimi
a cura di Paolo Russo
Giacomo Carissimi fu maestro di cappella dalle Basilica di Sant'Apollinare del Collegio Germanico Ungarico di Roma dal 1630 per oltre quarant'anni: posto di grande prestigio, ma anche di gelosa cura della propria splendida produzione artistica. Carissimi godette infatti di indiscussa fama europea, ma ebbe anche notevole difficoltà a far circolare la propria musica, che fu raramente edita e in gran parte perduta, ma generalmente circolata, e oggi nota, grazie alle copie manoscritte che i suoi numerosi allievi procurarono e tennero con sè nella loro molte città di provenienza. Carissimi è universalmente conosciuto come grandissimo autore di oratori e musica liturgica, prolifico compositore di cantate sacre e da camera, maestro del nuovo stile concertato e drammatico di pieno Seicento. Il volume nasce dalla giornata di studi che la Casa della Musica di Parma ha promosso per celebrare il quarto centenario della nascita di Carissimi nell'ambito del festival di musica barocca Le feste d'Apollo, diretto da Francesco Luisi, che nel 2005 è stato interamente dedicato all'opera del compositore e a quella degli autori a lui vicini. Gli interventi si addentrano nel mondo delle accademie letterarie, dei circoli intellettuali, delle relazioni di patronato e mecenatismo in cui interagivano poeti e musicisti nella Roma del pieno Seicento, e focalizzano così modelli drammaturgici e scelte letterarie in una delle più splendide stagioni musicali dell'Europa barocca.
Paolo Russo è ricercatore presso l'Università di Parma, dove insegna Drammaturgia musicale. Le sue ricerche vertono principalmente sull'opera italiana e francese e sulle metodologie didattiche e divulgative della storia della musica. Autore di numerosi saggi e programmi radiofonici per la RAI, ha pubblicato i volumi La passione di J.S. Bach (Mursia 1995), La parola e il gesto. Studi sull'opera francese del Settecento (LIM 1997), «Medea in Corinto» di Felice Romani. Storia , fonti e tradizioni (Olschki 2005).
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