I magazzini del sale a Venezia
a cura di Manuel Cattani, N. Berlucchi
Linee guida e finalitàManuel Cattani
Nel presentare i lavori di studio, rilievo e indagini diagnostiche eseguiti presso i primi tre «saloni del sale» di San Gregorio, lato verso il rio de la Fornasa, mi fa piacere ricordare l’origine di tale operazione. Nel 1998 l’Amministrazione comunale di Venezia, nel tentativo di rispondere alle continue richieste di spazi idonei a ospitare eventi culturali, aveva redatto un progetto di adeguamento normativo di un salone-tipo alle esigenze di sicurezza per locali di pubblico spettacolo.
La bozza di tale progetto venne presentata ai tecnici della Soprintendenza che indicarono la necessità, prima di esprimere un parere sulle opere previste, di acquisire tutti gli elementi caratteristici dello stato di fatto delcomplesso edilizio, sia dal punto di vista strutturale che chimico-fisico.
È iniziata in quel momento la costruttiva collaborazione tra i due uffici che ha portato ai risultati che verranno indicati di seguito e anche all’avvio di una serie di ipotesi per l’utilizzo dei vari padiglioni che sembra abbiano finalmente trovato un indirizzo. La finalità principale di tale ricerca è stata quella di fornire un quadro completo della consistenza materica e dello stato di conservazione di questi manufatti, il tutto sulla base di nuovi rilievi di precisione eseguiti mediante una campagna di misurazioni di inquadramento esterno (poligonale) e una ricostruzione tridimensionale di ogni elemento costituente. I dati dimensionali forniti dal rilievo geometrico sono stati integrati da
una serie di rilievi fotografici complessivi raddrizzati digitalmente e montati tra loro al fine di ottenere fotopiani perfettamente coincidenti con le superfici reali. I fotomosaici in scala sono stati utilizzati quale supporto per le tavole di rilievo dei materiali costituenti e del relativo stato di conservazione,
eseguiti secondo le raccomandazioni NorMaL-UNI, e per la graficizzazione del rilievo stratigrafico eseguito secondo le tecniche mutuate dal rilievo stratigrafico archeologico. Trattandosi di manufatti caratterizzati da una notevole semplicità strutturale e relativa povertà di materiali decorativi, grande attenzione è stata data soprattutto alle tipologie murarie distinguendo le murature sulla base dei mattoni impiegati, della tessitura e delle malte di allettamento sia grazie a un’attenta analisi visiva ravvicinata con misure di precisione sia a seguito dei risultati delle numerose indagini in sito e in
laboratorio. Al proposito sono state eseguite indagini mirate al riconoscimento e alla catalogazione dei materiali costitutivi e in particolare delle malte. È stato quindi affrontato il principale problema conservativo dei magazzini: la notevolissima presenza di sali nelle murature, nelle pavimentazioni e persino nelle capriate lignee, il che ha comportato la disgregazione dei laterizi e l’ulteriore aumento dell’umidità a causa della grande igroscopicità. Il contenuto di umidità è stato valutato in maniera puntuale mediante una serie di misure ponderali del contenuto d’acqua eseguite a varia altezza e profondità ed estese a porzioni di superfici tramite l’esecuzione di un’indagine termografica con mappature finali che hanno permesso di separare i fenomeni di risalita capillare da quelli di percolazione dalle coperture. Parallelamente all’acquisizione dei dati di laboratorio si è condotta
un’attenta ricerca d’archivio sulle fonti bibliografiche e iconografiche per ottenere una migliore conoscenza e valorizzazione sia della storia dell’utilizzo dei «saloni» e del commercio del sale a Venezia, sia, soprattutto, della storia delle manutenzioni e modificazioni strutturali subite dai magazzini nel corso dei secoli. È infatti molto importante riuscire a rintracciare tutti i dati disponibili,
relativi agli interventi di consolidamento o ricostruzione parziale per poter spiegare la presenza di fessurazioni, strapiombi, spanciamenti, cedimenti e risarciture, tutti fenomeni particolarmente abbondanti nei magazzini nonostante il loro attuale scarso livello di sollecitazioni strutturali. La ricerca d’archivio ha così permesso di individuare numerosi interventi di manutenzione dovuti all’elevata deperibilità dei magazzini a causa del loro continuo sfruttamento a condizioni limite di carico e dell’aggressività del sale dal punto di vista del degrado chimico. Tali dati storici non erano tuttavia sufficientemente puntuali per permettere l’identificazione e la netta localizzazione dei vari interventi
suddetti a meno di integrarli con il succitato rilievo stratigrafico, con i risultati delle indagini di laboratorio e con una serie di indagini in sito quali: carotaggi ed esami endoscopici nelle murature, che hanno permesso di analizzarne il nucleo e verificare l’eventuale presenza di foderature superficiali; l’analisi dendrocronologica delle capriate lignee, che ha permesso di valutare l’età degli elementi lignei principali e, di conseguenza, la loro provenienza. Infine l’analisi si è rivolta all’individuazione del funzionamento strutturale del complesso con alcune verifiche dello stato tensionale presente nelle murature e nei contrafforti mediante prove con singolo martinetto piatto,
valutazione del modulo elastico e della resistenza ultima tramite prove con doppio martinetto piatto, analisi visiva e valutazione dello stato di conservazione delle capriate lignee con mappatura delle parti
ammalorate, indagini geotecniche con un minimo di prove mirate a fornire indicazioni sulla stratigrafia dei terreni e sulla tipologia delle fondazioni (definite per zone). Si tratta di manufatti progettati per sostenere notevoli spinte orizzontalilaterali più che carichi verticali, si pensi infatti al sale sfuso che riempiva un magazzino sino all’altezza delle coperture, e perciò l’uso attuale a
semplici contenitori di materiali solidi non mette certo a dura prova le strutture, le quali devono essere in grado di sostenere soltanto se stesse. Per fornire indicazioni in merito alle tecniche di restauro delle superfici sono stati testati in laboratorio, con prove di invecchiamento accelerato,
alcuni tra i più affidabili prodotti consolidanti presenti sul mercato, per un loro possibile futuro utilizzo in caso di consolidamento localizzato dei paramenti, riducendo così il rischio di creare uno strato superficiale non traspirante con prodotti non idonei. In sintesi, si è cercato di eseguire una serie di indagini a tutto campo, continuamente correlate tra loro per valutare e «sfruttare» ogni dato a
seconda dei diversi punti di vista dello storico, del chimico o dell’ingegnere, e ottenere una valutazione complessiva sulla base di un’approfondita conoscenza del manufatto: grazie a questo continuo controllo incrociato si è ottenuto un elevato grado di attendibilità delle interpretazioni espresse nel corso delle relazioni, trovando conferma delle ipotesi storiche grazie alle indagini chimico-fisiche o grazie ai rilievi dei materiali e al rilievo stratigrafico. È stato così possibile acquisire i richiesti elementi per poter procedere a una cosciente progettazione scevra da imprevisti e totalmente rispettosa del manufatto.
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