Mio padre l'ariete
"Sono quindici anni che mi alzo alle cinque del mattino, mi metto al computer e scrivo cose che non potrei in nessun modo fissare su tela"
I racconti di Giuseppe Zigaina sembrano sequenze di un sogno ricorrente. I "sabati fascisti" passati nelle aule deserte a disegnare sulla lavagna, in una terra di confine in cui tutti parlano sloveno. La casa in cui scopre il suo unico, irripetibile universo. Il tentativo di ricostruire quel mondo, limmancabile nostalgia. Fondamentale la figura del padre, fu lui il primo a "incorniciare" i suoi disegni con un tratto di matita. Poi gli altri incontri: Elisa, con il suo profumo mescolato a quello intenso dellacqua ragia, Tommaso, il professore che dipinge, la violenza degli odori, la confusione di sogni, il decadere di ogni cosa, il verde del paesaggio che entra dentro di lui con ogni variazione di tonalità e trasparenze.I ricordi affiorano lungo una sequenza di apparizioni che hanno la cadenza delle notti destate: coordinarli è come ricostruire il filo di un discorso.
"Raccontare una storia, anche se è quella della propria vita, non significa seguirne lo sviluppo cronologico. Il cervello ha la divina libertà di scegliere uno tra gli infiniti frammenti del passato e di renderlo più vivo di tutto ciò che è presente. Quindi raccontare la realtà di una vita significa già trasformarla."
Giuseppe Zigaina
è nato nel 1924. Artista di fama internazionale, le sue opere figurano in molti musei dEuropa e dAmerica. Nel 1946 ha conosciuto Pasolini con cui ha stabilito profondi legami umani e artistici, collaborando tra laltro a film come Teorema e Decameron. Nel 1992 ha curato la supervisione alla regia di Orgia per il Centro Andaluz del teatro di Siviglia.
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