Gli automobili
Il lessico delle prime quattro-ruote tra Ottocento e Novecento
Nella Torino di fine Ottocento, densa di fermenti protoindustriali, labilità di costruttori meccanici attivi in officine e piccole fabbriche di biciclette si incrocia con lo spirito imprenditoriale di borghesi e nobili benestanti, disposti a investire capitali nella scoperta del futuro: lautomobile. In altri paesi europei è già avviata la produzione su scala. In Italia la grande stagione dellindustria delle quattro-ruote trova nella città subalpina la sua capitale delezione. Della fioritura di case produttrici, vastissima in quei primi anni di euforia, pochissimi nomi (Fiat prima fra tutti) sono sopravvissuti, e pochi sono i documenti che raccontano come si lavorava dentro le officine, dove ingegneri e operai costruivano pezzo per pezzo i nuovi "ordigni" della velocità. In tale territorio ancora inesplorato si addentra la ricerca de Gli automobili. Lo fa prendendo le mosse dallaspetto linguistico, col tracciare una mappa del lessico dei veicoli a motore dal 1898 alle soglie della Grande guerra. Che parole si usavano nelle fabbriche? Quali nomi venivano inventati (o presi a prestito) per "battezzare" parti e pezzi delle automobili (anzi, degli automobili: il dibattito sul genere del vocabolo è stato uno dei più vivaci tra gli addetti al settore)? Quali termini sono sopravvissuti fino a oggi e quali sono scomparsi al ritmo dellevoluzione tecnologica? Lautrice compone il mosaico del suo lavoro attraverso uno studio dettagliato degli unici documenti tecnici rimasti (riviste specializzate, manuali sui motori a scoppio, libretti di istruzione delle prime vetture). Lanalisi, partita dal rigore di tavole e glossari, si colora di altre variegate testimonianze. Fra le tessere linguistiche baluginano qua e là anche frammenti di storia, letteratura, costume, dettagli curiosi di una società in bilico tra vecchio e nuovo. Il risultato è un quadro articolato di un periodo storico cruciale in cui i bolidi fumanti e scoppiettanti, allinizio oggetti da diporto per pochi appassionati, poi sempre più diffusi nella quotidianità, erano il simbolo più pregnante del progresso per il ventesimo secolo agli albori.
Elena Fornero è nata a Torino nel 1970. Laureata in lettere moderne, è giornalista professionista dal 1996 e lavora come caporedattore al settimanale "il nostro tempo", dove si occupa di problemi sociali e tematiche legate alla cultura e agli studi linguistici.
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