Carla Pisani
Pascoli e D'Annunzio, due grandi comprimari sulla scena letteraria fra Otto e Novecento, spesso in attrito, nascostamente e scopertamente, l'uno schivo e ombroso, l'altro estroverso e mondano, l'uno quasi oscuro, l'altro baciato dal successo: due personalità e due temperamenti opposti. Anche gli esiti poetici, altissimi in entrambi, non potrebbero essere più diversi, con le «piccole cose» già crepuscolari di Giovanni e gli slanci superomistici di Gabriele. Ma la matrice carducciana e il fervore della Scuola storica negli ultimi decenni dell'Ottocento rappresentano il denominatore comune che li induce a misurarsi all'unisono con la nostra tradizione illustre, dalla poesia delle Origini all'opera di Dante. Non a caso la Biblioteca di Castelvecchio e quella del Vittoriale presentano le singolari coincidenze che i saggi qui raccolti mettono in luce insieme con numerose concomitanze di laboratorio, soprattutto quando si tratta di operazioni linguistiche, di recuperi e di conservazione di pronunce desuete. Ne risulta un confronto condotto da angoli d'osservazione finora solo accennati o elusi, come Pascoli lettore e collaboratore dei giornali, un ambito - quello del giornalismo - di sicura pertinenza di D'Annunzio, il quale d'altra parte non manca di invadere a sua volta ambiti pascoliani, facendosi, con Francesca da Rimini, poeta dantesco e romagnolo.
Filologia e poesia tra Pascoli e D'Annunzio
Pascoli e D'Annunzio, due grandi comprimari sulla scena letteraria fra Otto e Novecento, spesso in attrito, nascostamente e scopertamente, l'uno schivo e ombroso, l'altro estroverso e mondano, l'uno quasi oscuro, l'altro baciato dal successo: due personalità e due temperamenti opposti. Anche gli esiti poetici, altissimi in entrambi, non potrebbero essere più diversi, con le «piccole cose» già crepuscolari di Giovanni e gli slanci superomistici di Gabriele. Ma la matrice carducciana e il fervore della Scuola storica negli ultimi decenni dell'Ottocento rappresentano il denominatore comune che li induce a misurarsi all'unisono con la nostra tradizione illustre, dalla poesia delle Origini all'opera di Dante. Non a caso la Biblioteca di Castelvecchio e quella del Vittoriale presentano le singolari coincidenze che i saggi qui raccolti mettono in luce insieme con numerose concomitanze di laboratorio, soprattutto quando si tratta di operazioni linguistiche, di recuperi e di conservazione di pronunce desuete. Ne risulta un confronto condotto da angoli d'osservazione finora solo accennati o elusi, come Pascoli lettore e collaboratore dei giornali, un ambito - quello del giornalismo - di sicura pertinenza di D'Annunzio, il quale d'altra parte non manca di invadere a sua volta ambiti pascoliani, facendosi, con Francesca da Rimini, poeta dantesco e romagnolo.
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