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Come un giovane uomo

1° ed.
978-88-317-2899-7
“Un viaggio nella memoria che la presenza aleggiante di Proust autorizza e benedice”. Ida Bozzi, Corriere della sera

“Se non fosse un paragone extraterrestre si potrebbe parlare di un Proust in erba”. Laura Pezzino, Vanity Fair

Sono due le coincidenze da cui muove questa storia. Quella tra la caduta della neve su Roma, dopo più di vent’anni di attesa, e la scoperta che una giovane donna, Mascia, è in coma. E quella tra il funerale di Mascia, una decina di giorni più tardi, e la firma di un contratto di lavoro. Se la prima neve della vita del protagonista di questa storia, scesa sulla sua città quando era bambino, aveva portato con sé l’incanto, la seconda ha portato un incidente. Mascia, l’amica degli anni del liceo, è scivolata col motorino là dove la neve è caduta e si è sciolta. Questa seconda neve tanto desiderata, come se col bianco potessero tornare i giochi e le meraviglie dell’infanzia, invece di restituire il passato si porta via un pezzo di futuro. Perché Mascia muore per sbaglio, come pure si può morire, e non c’è altra spiegazione. Il protagonista parla con amici comuni, riceve e manda sms, inventa scuse, cerca ragioni ai propri pensieri e comportamenti, alle fughe e ai ritorni, e le trova, si colpevolizza, si assolve. Se Mascia, come tutti, muore sola, il protagonista di questo libro, come qualcuno, fa di tutto per restare, ancora un poco, solo con lei. Costruito come un labirinto che riproduce lo smarrimento di fronte al dolore, o come un videogioco che muove nello spazio ancora sconosciuto e pericoloso dell’età adulta, il romanzo segue i pensieri del protagonista, e di chi legge, intorno alla perdita di quelli che si amano e si ferma sul limite dell’amore umano che è quello, insopportabile, di non poterne impedire la morte. Con una lingua che analizza, immagina e riflette, che mescola Eta Beta alla Bibbia e The O.C. e Lost a Proust e Peter Schlemihl, Carlo Carabba medita sul caso e il destino, il lutto e la crescita, e racconta quando finisce la giovinezza, perché si diventa adulti, e come restiamo vivi, nonostante il dolore nostro, e soprattutto, nonostante il dolore degli altri. 

 

 

Autore

 è nato nel 1980 a Roma, dove si è laureato in Filosofia e dove ha vinto una borsa di studio per un dottorato in Storia della filosofia moderna. Ha pubblicato le raccolte di poesia Gli anni della pioggia (peQuod 2008, premio Mondello opera prima), Canti dell’abbandono (Mondadori 2011, premio Palmi e premio Carducci) e il memoir Come un giovane uomo (Marsilio 2018, selezionato nella dozzina del premio Strega). Un suo racconto è stato incluso nell’antologia Ogni maledetta domenica (minimum fax 2009, a cura di Alessandro Leogrande), e vari suoi interventi lunghi sono apparsi sulla rivista Nuovi Argomenti, di cui è stato caporedattore. Lavora nell’editoria.