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Il collezionismo d'arte a Venezia. Dalle origini al Cinquecento


pp. 436 con 60 ill a col e 170 b/n, 1° ed.
978-88-317-9714-6
Il volume espone le ricerche più aggiornate sulle delicate e importanti fasi iniziali del collezionismo a Venezia, dal Trecento al Cinquecento, attraverso saggi critici e analisi di casi studio, seguiti da quaranta voci biografi che e da un’appendice documentaria con testamenti e inventari inediti.
Si sono qui esplorate le testimonianze più precoci della diffusione del gusto per l’antico e per scelte iconografi che peculiari; la passione per la pittura e la scultura, i disegni e le stampe, la glittica e la numismatica, i libri e i manoscritti miniati, naturalia, mirabilia e curiosità. Indagini sono state rivolte alle dinamiche che caratterizzano Venezia come uno degli epicentri del mercato dell’arte rinascimentale, in cui agiscono pure artisti e letterati, “antiquari” e gioiellieri; alle relazioni con collezionisti, pittori e agenti forestieri, dai Paesi Bassi alla Germania alla Spagna. Ci si addentra nelle case di patrizi e di
cittadini, dove le raccolte erano disposte tra il portego, le camere e lo studiolo; nelle botteghe degli artisti, interrogandosi anche sulle loro collezioni e sulla loro attività quali periti e agenti.
Inedita documentazione permette di conoscere ora le collezioni del monsignor Girolamo Superchi e di Giovanni Paolo Cornaro «dalle Anticaglie» e di approfondire quelle dei Vendramin e dei Michiel, come pure il ruolo di artisti quali Giovanni scultore e Gaspar Rem, di personaggi quali Michele Vianello
e Stefano Magno, Fantino Zorzi e Giacomo Gambacorta.
Si analizzano e comparano i diversi ruoli conferiti alle raccolte d’arte da grandi famiglie quali i Grimani e i Cornaro; i Barbaro e i Contarini; i Bembo e gli Erizzo; da diplomatici come Hurtado de Mendoza, o da notai e segretari ducali come Simone Lando; da avvocati come Pietro Pellegrini; da fortunati mercanti, quali Forzetta e Helman, König e Ott, Odoni e i Bonaldi; o dal segretario del Senato Bernardino Redaldi e dal commerciante di diamanti Rocco Scarizza. Personaggi quali il misterioso Giulio Calistano e i gioiellieri Domenico di Piero e Domenico dalle Due Regine si confermano affascinanti raccoglitori, di numismatica come di antichità, in contatto con le grandi corti.
Indagini archivistiche e spogli sistematici di molteplici fondi hanno fatto emergere inediti elementi su modalità e preferenze del collezionare; su agenti e mediatori, sulla circolazione di beni, sui consumi materiali, in una rinnovata rete di riflessioni incentrate sui plurimi e compositi aspetti e sui protagonisti del fenomeno.
 
Michel Hochmann è stato direttore degli studi per la storia dell’arte all’Académie de France à Rome - villa medici. dal 2000 è directeur d’études all’ecole pratique des hautes études dell’Ecole Pratique des Hautes Etudes (Sorbonne), sezione di scienze storiche e filologiche, storia della pittura italiana (secoli XVI-XVII). Studia l’arte veneziana del cinquecento e la storia del collezionismo nel rinascimento.
 
Rosella Lauber collabora alla facoltà di architettura e alla facoltà di design e arti dell’università IUAV di venezia, e all’università degli studi di udine.  I suoi interessi sono rivolti alla pittura e alla scultura, alle fonti e al collezionismo in particolare rinascimentali, con attenzione all’interrelazione di testi storico-artistici e letterari, di dati documentari e d’indagini archivistiche.
 
Stefania Mason è professore ordinario di storia dell’arte moderna all’università di udine, dove dirige la scuola di specializzazione in beni storico-artistici. i suoi ambiti di indagine vertono sulla cultura artistica veneta dal quattrocento al settecento, con particolare riguardo agli aspetti della committenza e del collezionismo.