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Rosmonda

a cura di

pp. 288, 1° ed.
978-88-317-9663-7
Scritturato per la prima volta da una compagnia di professionisti, Goldoni vive tra il 1734 e il 1743 la sua prima stagione artistica. Per il pubblico del Teatro San Samuele compone svariate opere, tentando la fortuna e, soprattutto, sperimentando i generi più diversi, alla ricerca del linguaggio a lui più congeniale. Tra le tante opere, anche alcune tragedie, la seconda delle quali, in ordine cronologico, è Rosmonda, testimonianza non solo di una precoce abilità drammaturgica, ma anche di una cosciente partecipazione dell’autore veneziano al complesso dibattito sul tragico di inizio Settecento. A fianco di tanti lavori eminentemente teorici, la Rosmonda appare tragedia dal carattere fortemente teatrale, precoce esempio di una riforma che doveva ancora prendere avvio.
Il titolo richiama la celebre vicenda narrata da Paolo Diacono, ripresa dal Rucellai e da moltissimi autori successivi. In verità la Rosmonda di Goldoni nulla ha in comune con questo modello: essa è la storia patetica di una fanciulla divisa tra devozione filiale e l’amore impossibile per un sovrano nemico del suo popolo. Un padre intransigente, una rivale perfida, una situazione senza vie d’uscita, conducono l’eroina a una fine inevitabile.

Autore

Le numerose edizioni settecentesche che s’intersecano l’una con l’altra, la mancanza degli autografi e la vastità dell’impresa di fronte alle cento e più commedie, alle decine di melodrammi giocosi, di drammi per musica e di altri componimenti teatrali, cui si affiancano poesie, prose amplissime di memoria e un cospicuo epistolario, hanno impedito fino ad ora che si affrontasse la questione dell’edizione critica delle opere di Carlo Goldoni. La cultura italiana e internazionale si era rassegnata e accomodata all’ombra della grande, meritoria fatica di Giuseppe Ortolani iniziata nei primi anni del secolo, senza, tuttavia, un chiaro progetto e senza precisi criteri filologici. Alla base di questa edizione nazionale vi è stata una preliminare indagine sulle stampe volute dall’autore dal 1750 agli anni ultimi della sua lunga vita al fine di determinare, opera per opera, i diversi stadi del testo. Da qui la presenza di un ricco apparato di varianti che illustra l’evoluzione della singola opera fino al momento in cui l’autore non impone ad essa una fisionomia definitiva. Consegnati al teatro, i testi, che erano nati per esso, riprenderanno immediatamente il loro cammino nella continua e molteplice dinamica dell’interpretazione che qui viene di volta in volta ricostruita nelle pagine dedicate alla fortuna.