La colorata lentezza delle galassie

Vita di uno scienziato irriverente

con 60 ill. a col. e 7 ill. b/n, 1° ed.
978-88-317-9601-9
«Albe di colore turchino colgono di sorpresa gli astronomi sfiniti, talvolta offrendo spettacoli di nubi modellate dal vento, illuminate da sotto in su dal sole appena spuntato, come dischi volanti»
 
La parola galassia ha assunto il significato che oggi le attribuiamo solamente da cent’anni e per tutto questo tempo l’astronomia extragalattica è stata una tra le discipline più in ebollizione dell’intero panorama scientifico.
Giuseppe Gavazzi, astrofisico, negli ultimi trent’anni protagonista della ricerca, ce ne racconta i passaggi cruciali dagli albori, quando le galassie presero vita autonoma dalle “nebulose” diventando “fari” che potevano illuminare l’intero universo rivelandone la geometria, a quando improvvisamente le loro stelle non rappresentarono più che la punta dell’iceberg di una molto più vasta e ignota forma di materia “oscura”. Il progresso della conoscenza è avvenuto per merito di grandi astronomi quali Edwin Hubble e Allan Sandage, ma dall’inizio del terzo millennio la disciplina si è trasformata in Big Science, diventando appannaggio di squadre di anonimi ricercatori d’assalto con una pericolosa concentrazione in pochi influenti team che hanno monopolizzato la ricerca, trasformandola in un’impresa industriale.
La colorata lentezza delle galassie sottolinea invece quanto la scienza, come ogni altra forma di conoscenza, cresca esposta a un clima culturale più vasto di quello che gli addetti ai lavori vogliono far intendere, nutrendosi delle esperienze umane nella loro varietà. Uno scienziato deve lasciarsi arricchire da tutti i tipi di stimoli a cominciare da quelli culturali, dall’arte e dalla musica, ma anche da quelli giocosi, quali la navigazione o il volo; la creatività si nutre di incontri cruciali con uomini e donne, è stimolata da viaggi in posti straordinari come quelli che si compiono per raggiungere gli osservatori astronomici.
Nel libro lo spirito illuminista dello studioso convive con l’umanità dei sentimenti dell’autore e la stessa fascinazione per le galassie, che sono rappresentazioni mentali di realtà molto lontane dalla nostra esperienza quotidiana, diventa commensurabile all’amore per la montagna, per la navigazione, per un cane o per la musica.
 
Giuseppe Gavazzi (1949) è professore di astrofisica all’Università di Milano Bicocca. Dopo la laurea in Fisica con Beppo Occhialini, è stato ricercatore all’osservatorio di Leiden (Olanda), all’Istituto di Fisica Cosmica del cnr di Milano e astronomo all’osservatorio di Brera (Milano).  L’evoluzione delle galassie, il tema di ricerca che da sempre coltiva, lo ha portato a utilizzare da trent’anni i maggiori telescopi del mondo. Autore di più di un centinaio di articoli apparsi sulle riviste internazionali di astrofisica, si interessa anche di divulgazione scientifica. Per i bambini ha scritto e illustrato Quanto è lontano il cielo? (Emme Edizioni 1984) che è stato tradotto in tedesco, inglese, spagnolo, francese, danese e olandese.
 
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Autore

(1949) è professore di astrofisica all’Università di Milano-Bicocca. Dopo la laurea in Fisica ottenuta nel 1973 a Milano con Beppo Occhialini e’ stato ricercatore all’osservatorio di Leiden (Olanda), all’Istituto di Fisica Cosmica del CNR di Milano e astrononomo all’osservatorio di Brera (Milano). L’evoluzione delle galassie, il tema di ricerca che da sempre coltiva, lo ha portato a utilizzare per 30 anni i maggiori telescopi del mondo. Il prodotto della sua ricerca consiste di 120 articoli apparsi sulle riviste internazionali di astrofisica. Si interessa anche di divulgazione scientifica. Per i bambini ha scritto e illustrato Quanto è lontano il cielo ? (Emme Edizioni, 1984) che è stato tradotto in tedesco (Wie weit ist der Himmel? Ravensburger, 1984), inglese (How far away are the stars? Cambridge University Press, 1987), francese (A la decouverte de l’astronomie, Casterman, 1984), spagnolo (A que distancia esta el cielo? AKAL, 1992), danese (Ud I Himmelrummet, Host & Sons, 1985) e olandese (Hoe groot is de hemel? Muelenhoff, 1984). Ne I colori delle galassie prova a raccontare come il suo spirito illuminista conviva con aspetti rinascimentali e romantici e come la stessa fascinazione per le galassie, che sono rappresentazioni mentali di realtà molto lontane dalla nostra esperienza quotidiana, sia omogenea e commensurabile con l’amore per la montagna, per la navigazione, per un cane o per la musica.