I poeti del Ventisette

antologia a cura di

pp. 464, 1° ed.
978-88-317-9566-1
La prima antologia con testo a fronte dedicata
alla Generazione del ’27

Una straordinaria congiuntura produce nella Spagna degli anni venti l’incontro di alcuni giovani poeti destinati a occupare un ruolo di prim’ordine nella letteratura spagnola, amici che condividono le stesse esperienze formative e che sono uniti da un comune impulso di superamento dei modelli espressivi attraverso la creazione di un nuovo linguaggio poetico. L’occasione, nel 1927, è il terzo centenario della morte del grande maestro della metafora Luis de Góngora, che diventa un atto pubblico di identità per il gruppo che passerà alla storia con il nome di «Generazione del ’27» (o, più sinteticamente, «il Ventisette»).
Questa antologia è dedicata alle dieci figure centrali: oltre a Federico García Lorca, Pedro Salinas, Jorge Guillén, Gerardo Diego, Rafael Alberti, Vicente Aleixandre, Luis Cernuda, Emilio Prados, Manuel Altolaguirre e Dámaso Alonso.
Il recupero della tradizione erudita accanto a quella popolare, all’insegna di una continuità con il passato letterario spagnolo, si affianca all’attenzione alle istanze avanguardiste europee e porta, grazie alle sensibilità dei vari autori, a diverse modalità di una creazione poetica che raggiunge un’espressività senza precedenti.
In pochi anni, le tragiche vicende della storia di Spagna, l’assassinio di Lorca, la guerra civile e la dittatura franchista, disgregarono questo gruppo di giovani menti inquiete, divise tra l’esilio, lo studio e l’insegnamento universitario di alcuni e l’impegno sociale e politico di altri.
La «Generazione del Ventisette» divenne un mito e rappresenta ancora oggi un riferimento affascinante per comprendere, nella sua massima espressione lirica, il tentativo dell’artista di descrivere l’ineffabile esperienza poetica contemporanea attraverso i grandi temi dell’uomo: amore, universo, destino, morte.

Maria Rosso è professore ordinario di letteratura spagnola presso la Facoltà di lettere dell’Università di Milano. Si è occupata dei Secoli d’Oro, della Generazione del 27, del romanzo ottocentesco e dell’evoluzione di alcuni motivi letterari.
Ha curato l'edizione critica delle opere di Garcilaso de la Vega (1990) e, fra l'altro, è autrice di libri su Luis Cernuda (La voce, l'eco, il silenzio,1994) e su Leopoldo Alas "Clarín" (El narrador y el personaje, 2001). Per la Letteratura universale Marsilio ha tradotto Il Buscón di Quevedo (L'imbroglione, 2004) 

Autori

A più di settanta anni dalla prematura e tragica morte, è senza dubbio il poeta spagnolo più conosciuto e letto al mondo. Nato a Fuentevaqueros (Granada) nel 1898, Lorca a vent’anni si trasferisce a Madrid, alla Residencia de Estudiantes, oasi culturale laica e progressista, dove conosce gli artisti innovatori della cultura spagnola (J.R. Jiménez, A. Machado, Buñuel, Dalí, Alberti). Negli anni venti compone i due libri poetici di maggiore fama e diffusione, Poema del cante jondo e Romancero gitano, e ottiene il successo teatrale con Mariana Pineda. Il viaggio del 1929 negli Stati Uniti e a Cuba gli ispira Poeta en Nueva York e Sonetos del amor oscuro. Nel 1932 fonda il teatro universitario ambulante «La Barraca» e gira la Spagna rappresentando gli autori classici (Cervantes, Lope, Calderón); il suo teatro conosce grandi successi con Bodas de sangre e Yerma. Nel 1936 la situazione nazionale precipita e scoppia la guerra civile, mentre Lorca lavora ai suoi progetti teatrali e poetici, tra cui il Diván del Tamarit. Dopo il golpe militare di Franco, il poeta si rifugia a Granada e qui, nell’agosto del ’36, è arrestato e subito dopo fucilato a Viznar. Da allora, il suo ricordo è divenuto simbolo dell’autenticità artistica e la sua figura ha acquisito più dimensioni: drammaturgo, studioso di folclore, pianista, pittore, istrione moderno. La sua opera poetica, come già avevano intravisto i coetanei della «generazione del ’27», è quella di un classico universale.