La finestra d'angolo del cugino

a cura di

pp. 136, 1° ed.
978-88-317-9565-4
"E' una casa d'angolo qualla abitata da mio cugino e dalla finestra di un piccolo stuidolo si domina con uno sguardo l'intero panorama della grandiosa piazza"

È merito di Walter Benjamin aver riconsegnato al dibattito critico novecentesco La finestra d’angolo del cugino (1822), uno degli ultimi racconti di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, enfatizzando lo sguardo metropolitano che fa capolino dalla narrazione e insistendo sulla qualità eminentemente visiva del testo. I due cugini che si affacciano da una finestra d’angolo sulla piazza del mercato di Berlino, entrambi controfigure dell'autore, mettono in scena una magnifica narrazione sulla visione e sulla molteplicità dei significati che può avere una stessa immagine: la realtà cosidetta oggettiva che vedono dalla loro finestra, le immagini che questa realtà evoca, i ricordi che emergono alla loro mente, le pure fantasie che la vista della piazza produce...
Nella Finestra d’angolo del cugino nasce così, partendo da due elemnti molto semplici quali la finestra e il cannocchiale, quella negoziazione simbolica tra interno ed esterno che costituisce il grande tema della letteratura berlinese alle soglie dell'industrializzazione e dell'inurbamento ottocenteschi.
Un racconto fulminante, uno dei capolavori della letteratura tedesca, testimonianza precoce del voyeurismo che caratterizza la moderna società dello spettacolo.

Autore

nasce nel 1776 a Konigsberg. In omaggio a Mozart cambia il suo terzo nome in Amadeus. Il suo talento artistico si esprime attraverso la pittura, la muscia e la letteratura. Nelle ultime due arti eccelle tra i contemporanei. E' umanamente considerato il vertice della narrativa fantastica europea e fu ampiamente imitato in tutte le letterature dell'Ottocento. Generi come il "notturno", il "racconto criminale" e il "capriccio" devono a lui un impulso decisivo. Alcune sue opere come Gli elisir del diavolo (1814), Il vaso d'oro (1814) o la Principessa Brambilla (1820) sono considerate capolavori della letteratura tedesca. Gli ultimi racconti - La finestra d'angolo del cugino (1822) e Mastro Pulce (1822) - rappresentano il suo testamento spirituale e una precoce riflessione su alcune coordinate fondamentali della modernità.