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Intermezzi e farsette per musica

a cura di , introduzione di
1° ed.
978-88-317-9494-7

"Cantar vuò quell'arietta:
'Bella, se ti me lasci...'
Ma no, ch'è troppo vecchia. E' meglio questa:
'Come sul far del dì...' Questa è vechissima.
'Mia cara paronzina...'
E' troppo vile, oibò.
Affé che l'ho trovata.
Io questa canterò
sopra d'un augellin tutto amoroso
composta in venezian stile curioso"

«I due libri su’ quali ho più meditato,
e di cui non mi pentirò mai di essermi
servito, furono il Mondo e il Teatro».
                                     Carlo Goldoni

 

Le numerose edizioni settecentesche che s'intersecano l'una con l'altra, la mancanza degli autografi e la vastità dell'impresa di fronte alle cento e più commedie, alle decine di melodrammi giocosi, di drammi per musica e di altri componimenti teatrali, cui si affiancano poesie, prose amplissime di memoria e un cospicuo epistolario, hanno impedito fino ad ora che si affrontasse la questione dell'edizione critica delle opere di Carlo Goldoni.
La cultura italiana ed internazionale si era rassegnata e accomodata all'ombra della grande, meritoria fatica di Giuseppe Ortolani iniziata nei primi anni del secolo, senza, tuttavia, un chiaro progetto e senza precisi criteri filologici.
Alla base di questa edizione nazionale vi è stata una preliminare indagine sulle stampe volute dall'autore dal 1750 agli anni ultimi della sua lunga vita al fine di determinare, opera per opera, i diversi stadi del testo. Da qui la presenza di un ricco apparato di varianti che illustra l'evoluzione della singola opera fino al momento in cui l'autore non impone ad essa una fisionomia definitiva. Consegnati al teatro, i testi, che erano nati per esso, riprenderanno immediatamente il loro cammino nella continua e molteplice dinamica dell'interpretazione che qui viene di volta in volta ricostruita nelle pagine dedicate alla fortuna.
Dal 1735 al 1736 Goldoni, che si era già cimentato nella confezione di alcuni intermezzi, fornisce gli entreactes agli attori della compagnia Imer, fra cui il bolognese Giuseppe Monti, eccellente nei panni del dottore, e la veneziana Zanetta Farussi Casanova, madre di Giacomo, parecchio stonata ma altrettanto piacente. Dal 1748 l'avvocato collabora col San Moisè, scrivendo la fortunatissima Favola de' tre gobbi, di cui si conserva la partitura stesa da Ciampi, per un quartetto d'intraprendenti cantanti buffi. Fra il 1756 e il 1760, ormai dopo il tramonto dell'intermezzo, il teatro Capranica di Roma commissiona al drammaturgo alcune farsette che ricalcano, in miniatura, le forme del dramma giocoso vero e proprio.
In questa galleria impietosa di ritratti crudeli e di sapidi bozzetti, scorre una vena di vivace plurilinguiso che contribuisce ad animare una sezione poco nota, ma certo esilarante, della vastissima produzione goldoniana.


Gian Giacomo Stiffoni, laureato all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dal 2000 al 2006 è stato professore a contratto presso l’Universidad de La Rioja a Logroño, insegnando fra l’altro storia dell’opera e critica musicale. Oltre ad aver pubblicato una monografia sulla produzione librettistica viennese di Da Ponte e ad aver collaborato con la Fenice e con vari teatri o istituzioni concertistiche spagnole, si è occupato dei rapporti fra musica e cinema e dell'opera settecentesca napoletana, spagnola e portoghese.

Anna Vencato, diplomata in pianoforte al Conservatorio Cesare Pollini di Padova, si occupa di opera italiana. Ha collaborato e collabora a diversi progetti d'informatica umanistica, fra cui l'edizione dei Drammi per musica di Pietro Metastasio nelle diverse redazioni licenziate dall'autore (CD-ROM, Venezia, Marsilio, 2003) e delle prime due versioni italiane delle Novelas ejemplares di Cervantes. Ha curato fra l'altro l'edizione del Moro di Giovanni De Gamerra, librettista di Salieri e di Mozart.


L’edizione nazionale Marsilio delle opere di Carlo Goldoni (41 titoli con le novità ora annunciate) è l’edizione più importante disponibile in libreria e la vera edizione di riferimento per studiosi, studenti, professori, appassionati

 

Autore

Le numerose edizioni settecentesche che s’intersecano l’una con l’altra, la mancanza degli autografi e la vastità dell’impresa di fronte alle cento e più commedie, alle decine di melodrammi giocosi, di drammi per musica e di altri componimenti teatrali, cui si affiancano poesie, prose amplissime di memoria e un cospicuo epistolario, hanno impedito fino ad ora che si affrontasse la questione dell’edizione critica delle opere di Carlo Goldoni. La cultura italiana e internazionale si era rassegnata e accomodata all’ombra della grande, meritoria fatica di Giuseppe Ortolani iniziata nei primi anni del secolo, senza, tuttavia, un chiaro progetto e senza precisi criteri filologici. Alla base di questa edizione nazionale vi è stata una preliminare indagine sulle stampe volute dall’autore dal 1750 agli anni ultimi della sua lunga vita al fine di determinare, opera per opera, i diversi stadi del testo. Da qui la presenza di un ricco apparato di varianti che illustra l’evoluzione della singola opera fino al momento in cui l’autore non impone ad essa una fisionomia definitiva. Consegnati al teatro, i testi, che erano nati per esso, riprenderanno immediatamente il loro cammino nella continua e molteplice dinamica dell’interpretazione che qui viene di volta in volta ricostruita nelle pagine dedicate alla fortuna.