Le stanze del cielo

prefazione di

pp. 96, 3° ed.
978-88-317-9423-7

In questo nuovo libro Paolo Ruffilli conduce il lettore in due territori a dir poco inconsueti per la poesia: lo spazio concentrazionario «esterno» della prigione e quello «interno» della tossicodipendenza, in entrambi i casi dietro all’ossessione della perdita della libertà.

A Ruffilli poeta interessano tutti gli aspetti della vita e in particolare quelli segnati dalla sofferenza e dal male. E, per misurarsi con il Male, usa i suoi mezzi di sempre: il passo felpato e breve, un partecipe distacco, la cantabilità sommessa e antilirica. Soprattutto non si lascia condizionare dall’apparenza dei fatti, perché la realtà è sempre diversa da quello che appare, anche dentro le celle di un carcere e nella tirannica schiavitù della droga. Meno che mai si arrende di fronte all’ipocrisia, alle paure e all’«odio infinito» che la società riversa sui suoi reprobi.
Il procurare il male degli altri e il proprio, dentro l’enigma della vita, va considerato con più dubbi e meno certezze, al di là o dentro la necessità di amministrare la giustizia e di far rispettare la legge. Come il detenuto tenta di opporsi alla totale cancellazione della sua personalità nella reclusione, così il drogato rifiuta di farsi omologare dentro le categorie usuali e, intanto ecco delinerasi un'ulteriore tangenza tra le due parti del libro: il dilagare della droga dentro il carcere, in cerca di "una via /più rapida /per non vedere". Paradosso ulteriore della permeabilità di "grate e cancelli", di tribunali e di codici, a quell'entità inarrestabile che intacca e corrompe tutto. Ma, di fronte all'uomo dallo sguardo spento che non è più vivo eppure ancora non è morto, sordo e muto orami a tutto il resto, consapevole del suo "inferno", ecco nascere e consolidarsi un rispetto nei confronti dei comportamenti anche più efferati, delle scelte distruttive e suicide. un rispetto non da "buon cristiano", ma di una intelligenza sensibile che sospende il giudizio e si sforza di conoscere fino in fondo per capire. Ruffilli, istintivamente, mette sempre in rapporto ciò a cui dà voce con il contesto sociale in cui si muove e parla. E può darsi che sia l’effetto dell’inclinazione narrativa sulla sua vocazione di poeta. Ma è un fatto che, fuori da qualsiasi volontarismo, la sua poesia è sempre anche «civile», di qualsiasi tema tratti (e non c'è tema per lui, che non sia adatto a fare poesia).

dalla prefazione di Alfredo Giuliani

Paolo Ruffilli è nato nel 1949. Ha pubblicato alcune raccolte di versi, tra le quali Piccola colazione (1987), che ha ottenuto l’American Poetry Prize, Diario di Normandia (1990, Premio Montale), Camera oscura (1992), Nuvole (1995) e La gioia e il lutto (2001, Prix Européen) e i racconti di Preparativi per la partenza (2003, Premio delle Donne). È autore di una Vita di Ippolito Nievo (1991) e di Vita, amori e meraviglie del signor Carlo Goldoni (1993). È curatore di edizioni delle Operette morali di Leopardi, della traduzione foscoliana del Viaggio sentimentale di Sterne, delle Confessioni d’un italiano di Nievo, di un’antologia di Scrittori garibaldini. Ha tradotto Gibran, Tagore, i Metafisici inglesi e la Regola celeste del Tao.

www.paoloruffilli.it

Autore

è nato nel 1949. Ha pubblicato alcune raccolte di versi, tra le quali Piccola colazione (1987), che ha ottenuto l’American Poetry Prize, Diario di Normandia (1990, Premio Montale), Camera oscura (1992), Nuvole (1995) e La gioia e il lutto (Marsilio, 2001, Prix Européen). È autore di una Vita di Ippolito Nievo (1991) e di Vita, amori e meraviglie del signor Carlo Goldoni (1993). È curatore di edizioni delle Operette morali di Leopardi, della traduzione foscoliana del Viaggio sentimentale di Sterne, delle Confessioni d’un italiano di Nievo, di un’antologia di Scrittori garibaldini. Ha tradotto Gibran, Tagore, i Metafisici inglesi e la Regola celeste del Tao.