Personaggi di vecchio stampo

1° ed.
978-88-317-8878-6

La nota distintiva di questo piccolo capolavoro - insolita nel cupo tragico panorama dei grandi romanzi di Hardy - è quella della leggerezza. Inserite in una più ampia raccolta che si intitola Piccole ironie della vita, queste storie - raccontate a turno da un gruppo di viaggiatori che si spostano in carrozza per un breve tragitto - narrano la vita quotidiana di una comunità contadina o paesana, con le sue coincidenze, gli inganni e gli scherzi del destino: storie di paure e di beffe, di corteggiamenti e matrimoni, di eredità, di balli, di nascita e morte; storie in cui verità e bugie, grandi drammi e piccole furbizie, superstizioni e proverbi si mescolano in un ritmo serrato e in un dialogo ricchissimo di registri e idiomi; sullo sfondo, la campagna del Wessex, la regione semi-immaginaria, mitica e reale al tempo stesso, che anima gran parte delle narrazioni di Hardy. Un mondo antico e corale, sprofondato nel passato e nei tempi lunghi dei cicli naturali, che pure proietta la sua ombra sul presente, e sulle contraddizioni della modernità. Ultimo a salire sulla carrozza, e ansioso ascoltatore dei racconti, è infatti John Lackland, novello parodico Giovanni-Senza-Terra, emigrante di ritorno da un sogno fallito di successo e di felicità, che cerca ora di rintracciare, nelle storie dei suoi antichi compaesani, il filo di una origine e di un luogo mitizzato e perduto. Ma sia il viaggio che il racconto, vani tentativi di colmare una distanza, si arrestano al cimitero del paese, e sulle lapidi che altro non sono, ormai, che nomi. In queste vittoriane "mille e una notte" in miniatura la narrazione non ha allontanato la morte, ma la vita.

Autore

Figlio di un piccolo imprenditore edile di campagna, (1840-1928) è notissimo per alcuni suoi grandi romanzi (Via dalla pazza folla del 1874, Tess dei d’Urberville del ’91, Jude l’oscuro del ’95). Meno noto, soprattutto in Italia, il fatto che sia stato anche uno dei massimi poeti del Novecento inglese. Dopo le accuse di empietà e oscenità che accolsero la pubblicazione di Jude egli cessò infatti di scrivere romanzi, e tornò a dedicarsi soltanto a quella poesia che era stata il suo primo interesse, poi trascurato a vantaggio della narrativa per motivi economici. Più amata dai poeti che dai critici, la sua poesia riesce ad essere “moderna” senza tuttavia aderire alla rivoluzione “modernista”. Dei suoi Collected Poems Philip Larkin, nel 1966, ebbe a dire che sono «di gran lunga il miglior corpus poetico che questo secolo sia stato finora in grado di esibire».