Cattolicesimo e protestantesimo nella formazione storica del capitalismo

a cura di , prefazione di
4° ed.
978-88-317-8817-5

Questo magistrale scritto del 1934 è un’indagine approfondita sul formarsi della società capitalistica. Fanfani contesta la tesi weberiana: il capitalismo è il frutto di rivolgimenti economici intervenuti tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento che alterano il generale atteggiamento verso la ricchezza, piuttosto che il risultato del più tardo affermarsi del calvinismo. L’autore dimostra, in sostanza, che la sola fede religiosa non fu decisiva per il decollo economico dei singoli paesi. E sostiene che le forme assunte dal capitalismo nella sua attuazione storica non sono compatibili con una corretta concezione cristiana delle attività economiche. Fanfani riconosce la superiorità dello spirito capitalistico nel campo della produzione, ma ritenendolo inadatto a determinare un'equa distribuzione della ricchezza ne propone una profonda riforma secondo i principi della dottrina sociale della Chiesa. Non più edito in Italia dopo la seconda edizione del 1944, Cattolicesimo e protestantesimo viene periodicamente ripubblicato negli Stati Uniti dove continua a suscitare un intenso e talvolta aspro dibattito, di cui si dà conto nell’Appendice al volume che raccoglie i saggi introduttivi alle due più recenti ristampe americane.

Amintore Fanfani (1908-1999), studioso dei processi storico-economici e protagonista della politica italiana e internazionale del secondo Novecento, ha insegnato per cinquant’anni Storia economica prima all’Università Cattolica di Milano poi all’Università La Sapienza di Roma. Attivissimo membro dell’Assemblea Costituente (sua è la definizione dell’Italia "Repubblica democratica fondata sul lavoro"), è stato deputato e senatore in tutte le legislature repubblicane, senatore a vita dal 1972, segretario della Democrazia Cristiana negli anni cinquanta e settanta, sei volte presidente del Consiglio, ministro del Lavoro, dell’Agricoltura, degli Interni, degli Esteri e del Bilancio, per quattordici anni presidente del Senato, presidente nel 1965-66 - unico italiano - dell’Assemblea generale dell’Onu. È autore di numerosissime pubblicazioni, tra cui Le origini dello spirito capitalistico in Italia (1933), Storia delle dottrine economiche (due volumi, 1938-1945), Storia economica (1940), Indagini sulla "rivoluzione dei prezzi" (1940), Colloqui sui poveri, (1942), Storia del lavoro in Italia dalla fine del secolo XV agli inizi del XVIII (1943), Capitalismo, socialità, partecipazione (1976), Giorgio La Pira (1978).

Autore

(1908 - 1999), studioso dei processi storico-economici e protagonista della politica italiana e internazionale del secondo Novecento, ha insegnato per cinquant'anni Storia economica prima all'Università CAttolica di Milano poi all'Università La Sapienza di Roma. Attivissimo mebro dell'Assemblea Costituente (sua è la definizione dell'Italia "Repubblica democratica fondata sul lavoro") è stato deputato e senatore in tutte le legislature repubblicane, senatore a vita dal 1972, segretario della Democrazia Cristiana negli anni cinquanta e settanta, sei volte presidente del Consiglio, ministro del Lavoro, dell'Agricoltura, degli Interni, degli Esteri e del Bilancio, per quattordici anni presidente del Senato, presidente nel 1965-66 - unico italiano - dell'Assemblea generale dell'Onu.  E' autore di numerosissime pubblicazioni, tra cui Le origini dello spirito capitalistico in Italia (1933), Storia delle dottrine economiche (due volumi, 1938-1945), Storia economica (1940), Indagini sulla "rivoluzione dei prezzi" (1940), Colloqui sui poveri (1942), Storia del lavoro in Italia dalla fine del secolo XV agli inizi del XVIII (1943), Capitalismo, socialità, partecipazione (1976), Giorgio La Pira (1978).