Trilogia della villeggiatura

Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura, Il
a cura di , nota sulla fortuna di

pp. 432, 2° ed.
978-88-317-8333-0

Opera tra le maggiori del teatro goldoniano, la Trilogia della villeggiatura (1761) rappresenta l’esito più compiuto di una tematica più volte esplorata dall’autore e frequente oggetto della satira settecentesca. Le tre commedie che la compongono mettono in scena, con elaborata struttura narrativa, le circoscritte peripezie di un gruppo di borghesi, dapprima "smaniosi" di andare in villeggiatura, quindi travolti loro malgrado da derive sentimentali e difficoltà finanziarie, costretti infine a un mesto ritorno in città. Sotto il velo trasparente di un’ambientazione toscana Goldoni colpisce, al solito, un costume assai più veneziano, se il puntiglio dei mercanti livornesi di "figurare nel mondo" appartiene a maggior ragione ai veneziani, da sempre attirati dagli ameni paesaggi fluviali di terraferma. Quello che era un costume nobiliare, motivato innanzitutto dalla gestione di vasti fondi rurali, ha finito per diventare una deleteria forma di "fanatismo" per i membri di strati sociali agiati ma di rango inferiore. Pertanto, i giovani protagonisti di queste commedie, una volta assaporata la libertà della campagna, sperimenteranno a caro prezzo le tentazioni e le insidie dell’eros contro la logica contrattuale che regola fidanzamenti e matrimoni.

Franco Fido ha insegnato letteratura italiana e letterature romanze in Francia, in California e per molti anni alla Brown University di Providence e alla Harvard University. Oltre che a Goldoni, si è dedicato a Boccaccio, ad autori del Rinascimento, alla letteratura teatrale a Venezia in età moderna e contemporanea.

Michele Bordin svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di scienze umane dell’Università di Ferrara. Nell’ambito della drammaturgia goldoniana ha approfondito in alcuni saggi il tema della villeggiatura e la fenomenologia del lieto fine.

Le numerose edizioni settecentesche che s’intersecano l’una con l’altra, la mancanza degli autografi e la vastità dell’impresa di fronte alle cento e più commedie, alle decine di melodrammi giocosi, di drammi per musica e di altri componimenti teatrali, cui si affiancano poesie, prose amplissime di memoria e un cospicuo epistolario, hanno impedito fino ad ora che si affrontasse la questione dell’edizione critica delle opere di Carlo Goldoni. La cultura italiana e internazionale si era rassegnata e accomodata all’ombra della grande, meritoria fatica di Giuseppe Ortolani iniziata nei primi anni del secolo, senza, tuttavia, un chiaro progetto e senza precisi criteri filologici. Alla base di questa edizione nazionale vi è stata una preliminare indagine sulle stampe volute dall’autore dal 1750 agli anni ultimi della sua lunga vita al fine di determinare, opera per opera, i diversi stadi del testo. Da qui la presenza di un ricco apparato di varianti che illustra l’evoluzione della singola opera fino al momento in cui l’autore non impone ad essa una fisionomia definitiva. Consegnati al teatro, i testi, che erano nati per esso, riprenderanno immediatamente il loro cammino nella continua e molteplice dinamica dell’interpretazione che qui viene di volta in volta ricostruita nelle pagine dedicate alla fortuna.

Autore

Le numerose edizioni settecentesche che s’intersecano l’una con l’altra, la mancanza degli autografi e la vastità dell’impresa di fronte alle cento e più commedie, alle decine di melodrammi giocosi, di drammi per musica e di altri componimenti teatrali, cui si affiancano poesie, prose amplissime di memoria e un cospicuo epistolario, hanno impedito fino ad ora che si affrontasse la questione dell’edizione critica delle opere di Carlo Goldoni. La cultura italiana e internazionale si era rassegnata e accomodata all’ombra della grande, meritoria fatica di Giuseppe Ortolani iniziata nei primi anni del secolo, senza, tuttavia, un chiaro progetto e senza precisi criteri filologici. Alla base di questa edizione nazionale vi è stata una preliminare indagine sulle stampe volute dall’autore dal 1750 agli anni ultimi della sua lunga vita al fine di determinare, opera per opera, i diversi stadi del testo. Da qui la presenza di un ricco apparato di varianti che illustra l’evoluzione della singola opera fino al momento in cui l’autore non impone ad essa una fisionomia definitiva. Consegnati al teatro, i testi, che erano nati per esso, riprenderanno immediatamente il loro cammino nella continua e molteplice dinamica dell’interpretazione che qui viene di volta in volta ricostruita nelle pagine dedicate alla fortuna.