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"Commedia oscura", tragicommedia, "problem play": i vari tentativi di definire il genere di questa particolarissima opera shakespeariana sono tutti nel segno dell’ibrido e dell’ambiguo. Sommamente ambiguo è il suo protagonista, quel "Duca stravagante dagli angoli oscuri" che lascia temporaneamente il potere al virtuoso Angelo per poi osservare e controllare dall’esterno lo spettacolo crudele, da lui stesso allestito, di un esercizio del potere torbido e corrotto e di una cupa e repressa sensualità. E tragicamente ambiguo è Angelo, inflessibile nell’applicazione della legge ma ben presto artefice di un turpe ricatto sessuale; e Isabella, e Claudio, paralizzati dal terrore ma incapaci di distinguere tra la giustizia e la pietà, tra il peccato e la virtù. E sullo sfondo la zona oscura e corporale della città, una Vienna abitata da mezzani e prostitute, da bisogni elementari e istintualità incontrollate che rivendicano il proprio spazio e le proprie ragioni. A coronare questa tortuosa esplorazione della natura umana e dei suoi grovigli insolubili, un "lieto fine" sconcertante in cui il Duca, giudice supremo ma soprattutto attore consumato e grande regista, rimette in ordine i suoi burattini e riprende in mano il suo regno, ristabilendo i ruoli e le leggi del contratto sociale, in una scena falsamente rassicurante, che lascia aperta ogni domanda sull’amore e sul sesso, sulla giustizia e il potere, la morale e il peccato. Rappresentato alla corte di Giacomo i nel 1604, Misura per misura era - e rimane - un grande gioco del teatro che fa da specchio a un mondo senza certezze, in cerca di un senso nuovo per parole come giustizia, potere, autorità, morale e dignità umana.

Autore

nasce a Stratford-upon-Avon nel 1564. Ben poche notizie abbiamo sulla sua vita, soprattutto per il periodo precedente il trasferimento a Londra; ma si può arguire che all'inizio degli anni '90 fosse già discretamente affermato come rifacitore o autore di copioni e come attore: risale infatti agli ultimi anni del secolo la messa in scena dei «drammi storici» (Enrico vi, Riccardo iii, Riccardo ii, Enrico iv, Enrico v, Re Giovanni), di molte commedie e di capolavori quali Romeo e Giulietta o Sogno di una notte di mezza estate. Con l'avvento di Giacomo i, nel 1603, la compagnia teatrale di Shakespeare si denominerà come quella dei «King's Men», producendo le tragedie maggiori (Amleto, Otello, Re Lear, Macbeth, Antonio e Cleopatra). Nell'ultima fase Shakespeare si dedica al dramma romanzesco, e con La tempesta (1611), in cui si adombra il congedo dalle scene, conclude la sua carriera, ritirandosi ormai ricco e famoso a Stratford, dove muore nell'aprile del 1616.