La rivoluzione conservatrice europea

a cura di , , presentazione di
978-88-317-8221-0

Secondo Hofmannsthal lo "spazio culturale" di un popolo o di una nazione si identifica con la lingua, ma lo spazio culturale europeo, a causa della sua composita struttura, va individuato nello spirito. E poiché lo spirito europeo si è forgiato nell’antichità greca e si è consolidato nel cristianesimo, è ad essi che bisogna ricorrere se si vuole rinsaldare l’identità dell’Europa e prolungarne l'avventura. Riecheggiando la tesi di Novalis (l'Europa e la Cristianità), lo scrittore viennese propone, negli anni tragici che circondano il primo conflitto mondiale, il ritorno della civiltà europea ai suoi fondamenti spirituali. Questo processo "non è altro che una rivoluzione conservatrice do portata inaudita nella storia europea", una restaurazione degli ideali del Sacro romano impero, l'unica entità in grado di riportare l'ordine sul continente devastato da guerre, lacerazioni, smarrimenti di senso e di valori.

I saggi raccolti in questo volume presentano - oltre a una razionale apologia della classicità greca e a un'appassionata difesa dell'Austria come dimensione culturale e politica che aveva ancora fondamentali valori da trasmettere all'umanità - , un'idea di Europa "cristiana" che per quasi tutto il Novecento è stata anacronistica, a causa dell'ideologizzazione e della secolarizzazzione che hanno dominato il "secolo breve". Oggi però, alla luce delle nuove frontiere (si pensi ad esempio al difficile confronto con il mondo islamico) e in base all'esigenza di rinsaldare l'identità dell'Europa,l'idea di hofmannsthal può trovare adeguata attenzione, anche all'interno del dibattito sui fondamenti siprituali della Costituzione europea.

Hugo von Hofmannsthal (Vienna 1874-Rodaun 1929), scrittore, poeta e drammaturgo, testimone lucido ma addolorato della dissoluzione dell’Impero asburgico e della crisi politico - culturale europea del primo Novecento. Tra le sue numerose opere: La morte di Tiziano (1892), Lettera di Lord Chandos (1902), Elettra (1903), Edipo e la Sfinge (1905), Il cavaliere della rosa (1911), Arianna e Nasso (1912), La donna senz’ombra (1916), La torre (1925 - 27).

Autore

 (1874-1929) è uno dei massimi protagonisti della fioritura culturale nella Vienna dei primi del Novecento. Si affermò in principio, ancora adolescente, come poeta lirico insolitamente precoce e raffinato. Fin dagli anni giovanili si volse tuttavia all’arte narrativa e soprattutto al teatro: dai primi drammi lirici alle riscritture della tragedia greca (Elettra), dai libretti per musica (Il cavaliere della rosa) alle commedie della maturità (L’uomo difficile), fino al dramma barocco (La torre), la sua opera documenta un’insolita capacità di riprendere e reinventare le forme della tradizione, immettendovi nuova vita. La straordinaria dimestichezza con l’eredità culturale dei secoli passati fece di lui un critico di primo piano. La produzione saggistica costituisce parte essenziale della sua opera: è una sorta di “diario filosofico”, come ebbe a scrivere Hermann Broch, che dalle prime esuberanti recensioni, composte durante gli anni di scuola, si dipana fino agli ultimi saggi, scritti nel mezzo degli spasmi che agitavano l’Europa tra le due guerre mondiali, dopo aver attraversato, nei primissimi anni del secolo, una stagione di stupefacente felicità creativa. Qui, in una serie di «lettere e dialoghi immaginari» dove ingegno critico e forza poetica conoscono un meraviglioso connubio, sorsero alcuni testi capitali della moderna letteratura, come la celebre Lettera di Lord Chandos.