Il paesaggio nel cinema italiano

3° ed.
978-88-317-7963-0

Che rapporto c’è nel cinema tra paesaggio e racconto, tra paesaggio e personaggi, tra paesaggio e sguardo? Che cosa significa "guardare" un paesaggio? Spesso il cinema classico sceglie o inventa i suoi spazi a uso e consumo delle storie che narra, magari mettendo assieme frammenti di luoghi lontani fra loro. Ma quale ruolo aveva avuto prima il paesaggio? E nel cinema moderno che cosa accade? Diventa sempre più difficile raccontare alla vecchia maniera. L’azione si allenta, i tempi si allungano, il paesaggio sembra assumere il peso di un nuovo personaggio. Lo spazio non obbedisce più alla storia, sembra volere una sua autonomia a tutti i costi. La prima parte di questo libro descrive la funzione trasgressiva che il paesaggio ha spesso avuto nel cinema, e in particolare in quello italiano, tanto da farne una delle esperienze più interessanti del Novecento. Non si tratta solo di estetica, ma anche di etica, perché imparare a guardare è una tappa importante nella conoscenza di noi stessi, del nostro mondo e dei nostri limiti. Lo studio di alcuni film di Antonioni, nella seconda parte del volume, tende a mettere in luce questa duplice valenza del paesaggio.

Autore

(1949) è professore di Storia e critica del cinema alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Firenze. È collaboratore di numerose riviste fra cui «Bianco & Nero», «Drammaturgia», «Positif», «CinémAction». Autore di numerosi saggi, tradotti in Francia e Stati Uniti, fra cui Kubrick e il cinema come arte del visibile, con Marsilio ha pubblicato Il paesaggio nel cinema italiano (20042).