Fedra e Ippolito

2° ed.
978-88-317-7577-9

In una Atene in cui da tempo non si sa più niente del re, si diffonde la notizie della sua morte. A partire da questa falso dato di fatto si mette in moto il più inesorabile congegno drammatico: Fedra confessa la passione incestuosa per il figliastro Ippolito… Il testo presenta la prima versione del capolavoro di Racine, seguendo una pratica recente della critica francese di cui testimonia fra l'altro la nuova edizione raciniana della Pléiade. Ed è in nome di questa scelta che il titolo anziche Phèdre è Phèdre et Hippolyte, come appunto nella prima versione del 1677. Una scelta che serve a sottolineare un altro aspetto importante di questa edizione, che si propone di inserire l'opera di Racine nella lunga serie di Ippoliti e Fedre che, a partire da Euripide a Seneca avevano calcato le scene italiane e francesi. Ed è proprio dal confronto con questa tradizione che risalta il genio di Racine, la sua arte di annodare l'intreccio, di ritualizzare il mito, di dare voce alle emozioni, di attribuire a materiali antichi, un significato nuovo, ancora oggi sconvolgente.

Daniela Dalla Valle insegna letteratura francese all’Università di Torino. E' specialista della letteratura secentesca, in particolare del teatro, e sioccupa dei contatti culturali tar Francia, Italia e Spagna e della ripresa francese dei miti classici. E' autrice - in Italia, in Francia, in America Latina - di libri e saggi sul barocco letterario francese, sui libertini, sul genere pastorale, e ha curato l'edizione di numerosi testi teatrali scenteschi.

Jean Racine, nato nel 1639, rimasto precocemente orfano viene educato alle "Petites Ecoles" dei Gianseninsti. Esordisce nel 1664 con la tragedia La Thébaide, cui seguono Alexandre le Grand (1665), Andromaque (1667), Les Plaideurs (1668, unica commedia), Britannicus (1669), Bérenice (1670), Bajazet (1672), Mithridate (1672), Iphigénie (1674), Phèdre et Hippolyte (1677). Nel 1677 viene nominato, assieme a Boileau, storiografo del re e abbandona il teatro. Vi torna solo per due tragedia d'argomento biblico: Esther (1689) e Athalie (1691), recitate al Collegio di Saint-Cyr nel 1699.

Autore

nato nel 1639, rimasto precocemente orfano viene educato alle "Petites Ecoles" dei Gianseninsti. Esordisce nel 1664 con la tragedia La Thébaide, cui seguono Alexandre le Grand (1665), Andromaque (1667), Les Plaideurs (1668, unica commedia), Britannicus (1669), Bérenice (1670), Bajazet (1672), Mithridate (1672), Iphigénie (1674), Phèdre et Hippolyte (1677). Nel 1677 viene nominato, assieme a Boileau, storiografo del re e abbandona il teatro. Vi torna solo per due tragedia d'argomento biblico: Esther (1689) e Athalie (1691), recitate al Collegio di Saint-Cyr nel 1699.