Eugénie Grandet

Eugénie Grandet


pp. 224, 2° ed.
978-88-317-7451-2
Il più famoso dei romanzi di Balzac, il suo successo più incontestato dal 1833 a oggi, si presenta ancora come un testo sfuggente e scomodo. Che cosa racconta davvero? Una passione tragicamente malriposta, l'avidità materialistica quale principio di morte, l'aridità della vita provinciale? Oppure un passaggio d'età mancato da parte di una giovane donna, la sua incapacità di allontanarsi dal padre e dalla sua casa, il suo perdersi, più che in una storia sbagliata, in una storia che non c'è, nell'esercizio della fantasticheria come sostituzione della vita? In questo romanzo d'interni, modulato su poche voci per lo più sommesse, dove si svolgono conflitti drammatici, la lotta di una figlia per affermare la propria personalità contro la tirannide paterna mediante un amore sublime e velleitario diventa emblematica di una condizione e di un destino femminile non soltanto ottocenteschi. Da qui la grandezza di Eugénie Grandet e la sua ambigua modernità.

Autore

(1799-1850), dopo i primi tentativi letterari, è editore, tipografo, industriale incorrendo in un catastrofico fallimento finanziario. Tornato alle lettere, conosce subito un grande successo di scandalo grazie alla Fisiologia del matrimonio (1829). Autore alla moda, collabora a riviste, scrive novelle e romanzi (tra cui La pelle di zigrino, Louis Lambert, Eugénie Grandet, La duchessa de Langeais). Nel 1835 pubblica Papà Goriot, romanzo nel quale tornano personaggi già presenti nelle opere precedenti: è questa l'idea che presiede alla Commedia umana, grandioso mosaico costituito da 92 tessere. Tra i suoi numerosi capolavori successivi, vanno almeno ricordati Illusioni perdute, Splendori e miserie delle cortigiane, La musa del dipartimento.