Amen

Versi in lingua e in dialetto

pp. 200, 2° ed.
978-88-317-7090-3

Nella stagione in cui l’uomo ripiega in se stesso, diventando quasi muto, Toni Cibotto, patrono della millenaria Abbazia "La Vangadizza", si è messo a cantare. Scrivendo per la prima volta nella sua mossa esistenza (gli amici lo chiamano "Vento") poesie in lingua e in dialetto, nelle quali, alternando la dolcezza alla polemica, la malinconia al sarcasmo, la tenerezza alla rabbia, spiega che la vita è un’illusione. Tesi rafforzata da una serie di epigrammi rilevanti la sua dimestichezza con il particolare humour dei veneti, che fin dai tempi della amata-odiata Serenissima hanno sempre velato l’ironia con l’eleganza, nascosto la saggezza dietro il garbato distacco. Insomma Amen non è soltanto una raccolta di liriche, ma un singolare breviario che induce a rißettere sulla favola illusoria che "la vita è bella". Fra un balenare d’immagini mozza_ato, come è vezzo di Cibotto fin dalle pagine roventi di Cronache dell’alluvione, tenute a battesimo da Montale.

G.A. Cibotto si è sempre interessato di letteratura e teatro, alternando la narrativa alla saggistica. È stato il primo a riproporre nel dopoguerra Ruzante, Giancarli, il Cieco Groto, contribuendo alla rinascita del teatro veneto. Con Marsilio ha pubblicato Cronache dell’alluvione, Stramalora (Premio Comisso e Premio Napoli), La coda del parroco, Scano Boa, (Premio Latina), La Vaca Mora (Premio Marzotto), Diario veneto, Veneto segreto, Veneto d’ombra, Un certo Veneto, Il doge è sordo (Premio Salotto Veneto).

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si è sempre interessato di letteratura e teatro, alternando la narrativa alla saggistica. È stato il primo a riproporre nel dopoguerra Ruzante, Giancarli, il Cieco Groto, contribuendo alla rinascita del teatro veneto.