Edoardo II

a cura di

pp. 304, 4° ed.
978-88-317-7035-4

Contemporaneo di Shakespeare, Christopher Marlowe (1564-1593) è considerato il secondo grande drammaturgo elisabettiano e una delle figure più rappresentative dell’epoca. Notevole interesse ha sempre suscitato la sua vita misteriosa come spia di Elisabetta, che lo condusse a morte violenta a soli ventinove anni. Genio al tempo stesso impetuoso e sofisticato, teologo provocatorio e insolente, avido studioso dei classici e rissoso compagno degli spregiudicati protagonisti dello spionaggio inglese, Marlowe rappresenta pienamente il clima irrequieto dell’Inghilterra di fine Cinquecento quando violenza e raffinatezza intellettuale, audacia speculativa e imprese temerarie, innovazione e tradizione convivono in un precario e straordinario equilibrio che esplode in una vitalità creativa mai eguagliata. Tra i suoi drammi più celebri sono da ricordare Tamerlano il Grande, Dottor Faustus, L’ebreo di Malta.

La compattezza e la funzionalità dell’intreccio narrativo, la costruzione equilibrata e un senso raro del ritmo fanno di Edoardo II, da molti considerato il capolavoro di Christopher Marlowe, un dramma di grande impatto scenico e di forte teatralità. Ma la "storia" di Edoardo II è grande e indimenticabile in quanto storia tragica di un eccesso e di una passione: la passione di un re che, al di fuori di ogni schema di ragionevolezza, ma soprattutto al di fuori dell’ordine simbolico di cui egli stesso rappresenta il vertice e la sacralità, non sa rinunciare al desiderio di bellezza, di poesia, e soprattutto di un amore trasgressivo e fatale. In sequenze rapidissime Edoardo II presenta lo scontro violento tra libertà dell’individuo e responsabilità pubblica, con un crescendo di ineluttabilità, di dolore e di crudeltà che si conclude con l’atroce morte di Edoardo nella Torre di Londra e con "il grido più agghiacciante della letteratura inglese". E la passione del re assume sul finire le sembianze della passione di Cristo e del suo martirio. Attorno alla figura di Edoardo si muovono le figure della storia "pubblica" e di quella intima e privata di uomini e donne, e dei loro sentimenti ambigui: meschine gelosie, teneri affetti, passioni titaniche di potere e di vendetta, giochi delle parti da cui tutti, alla fine, risultano schiacciati, in un giro della fortuna precipitoso quanto implacabile.

Rosanna Camerlingo insegna lingua e letteratura inglese all’Università "Federico Secondo" di Napoli. Si è occupata di narrativa inglese e americana di fine Ottocento e inizio Novecento e ha scritto articoli su R.L. Stevenson, H. James e T. Hardy. Di quest’ultimo ha tradotto il romanzo The Well-Beloved (L’amata) per Guida Editore, Napoli 1988. Ha pubblicato in volume From the Courtly World to the Infinite Universe: Sir Philip Sidney’s Two Arcadias, Alessandria 1993. Su Marlowe ha pubblicato vari articoli ed è in stampa un libro dal titolo Teatro e teologia: Marlowe, Bruno e i Puritani.

Autore

(1564-1593) fu, fino alla sua prematura e sospetta morte in una taverna, l’autore teatrale più importante dell’epoca elisabettiana prima di Shakespeare, rappresentandone la sintesi più alta fra la cultura classica, la letteratura europea e il nascente teatro pubblico inglese. Divenne famoso, oltre che per le poesie e i suoi volgarizzamenti dal latino e per il fascino luciferino della figura misteriosa, per le opere teatrali, tutte rappresentate con grande successo fra il 1589 e il 1593, dedicate ad eroi titanici dell’eccesso e dell’ambizione (L’Ebreo di Malta, Tamerlano, Dottor Faustus), e per le provocatorie opere storiche legate alla contemporaneità (Il massacro di Parigi) e alla storia inglese (Edoardo II).